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NUOVO FEUDATARIO

STORIE MEDIEVALI

EPOPEA del FEUDATARIO
Horonzo MURTP

V Istorie
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MOSTRO ... SOFFIANTE

MOSTRO ...‘SOFFIANTE’  
 
< radura in un punto imprecisato del bosco
 
<  Boccalozzo  'Ter'
 
BOCCALOZZO, tra se e se: Caro il mi’ mulo, Venticello, posso esser solidale seco te che isto sentiero nella faggeta fitta sia erto e che il fondo sia malagevole, ma per giungere alla Gora ‘un v’è percorso più… discreto… La botte ‘corba smilza’ che hai sulla soma pesa assai, ma ci porterà in tasca una mezza dozzina di monete in rame ed una fiasca di vino per il sottoscritto che comincia ad aver la gola quasi secca…    
 
< testa  mulo 'Venticello'
 
BOCCALOZZO: Sappiamo, io e te, che ai tuoi cinque  compari questa notizia non interessi molto che son soliti immergere il loto testoni nei rii o nei fontanili e che si riempion la pancia d’acqua fresca… Ma tu, quando t’è possibile, ‘correggi’ il sapor dell’acqua con una lappata di vino…  
 
Ma tu sai qual’è la nostra disgrazia in isto momento: la mi’ sacca del vino è vuota a metà…
 
Indi ce n’è poco per entrambi... E, or, par che voglia anche piovere, arciprete ladro…
 
           Cade la pioggia lieve
 
           sopra la larga foglia greve
 
           S’ha da coprir il tino
 
           per impedir che il gocciolar rovini il vino
 
           Se il mosto schiumeggia tosto
 
           il mio boccalozzo tengo discosto
 
           che illo è fatto per il buon vino
 
           e non certo per il mosto
 
           Cade la pioggia lieve
 
           sopra la larga foglia greve
Frate assaggiator dalla pancia tonda
 
           per te v’è la botte piccola e preziosa
 
           per me che ‘un son chierico v’è la botte grossa e tonda
 
           Cade la pioggia lieve
 
           sopra la larga foglia greve…
 
 
BOCCALOZZO sottovoce al Venticello: Con quel muovere d’orecchie, Venticello, vuoi avvertirmi che vi sia qualcuno nei nostri pressi ? … Ristiamo, allora, immobili dietro questi cespuglioni e vediam se non sia il caso di non comparir affatto per evitar d’aver una multa da un gabelliere incattivito o qualche altra bega che s’en va’ a braccetto con le rogne …
 

< mercenario e sicario JAGO
 
BOCCALOZZO sottovoce: Altro che gabelliere questo è un mercenario che deve soffrir di emorroidi o si deve esser seduto, a terga ignude, su un cespo d’ortica!    
 
Guarda, guarda, Venticello, sta mettendo in quel piccolo metato, semi diroccato, delle armi… Corsetti di metallo, picche, qualche mazza snodata, alcune alabarde e balestre…
 
Ora, con l’aiuto di quel corn… di quel tipo tradit…Insomma: della guida chiamata Moro coprono la porticina con cespugli sradicati e fascine di legna sottile…
 
Ed or tornano ai quattro cavalli su cui dovevano esser assicurate le armi e il Moro ‘spazza’ il suolo con un cespuglio come se volesse nasconder le loro impronte…
 
Ed ora, briglie alla mano, scompaiono nel bosco…
 
Hm, caro Venticello, ‘un son fatti miei ma a che posson servire quelle armi celate in una di quelle costruzioni ove si seccano le castagne? Costruzione semi diroccata e spersa nel più profondo del bosco più vicino al borgo  d’Acquaviva Croceantica che alla Santona...
 
Hm, io non ne veggio l’utilità, ma un motivo v’ha da pur esser… Cosa pensi, Venticello, che se bevessi uno sorso di quel vino che m’è rimasto nella sacca mi potrebbe venir un’idea?..
 
E vada per un sorsetto…
 
Inutile che muovi le orecchie per farmi capire che ne abbia bevuto pari ad un boccalozzo e che ne vorresti anche tu … Un po’ me n’è colato sulla mano… Vuoi assaggiar?... Lappa piano che ho da meditar…
 
Armi quasi nuove nascoste in un metato reso nascosto con frasche e fascine… Hm… Meglio che mi faccia un altro ‘sorsetto’… Senti, Venticello , inutile che prendi quell’espressione da saccente…
 
Ti critico mai, io, quando emetti strepiti di deret… di chiapp.. Insomma: di sedere? E allora lascia che color del vino trovi una risposta a isto curioso mistero… Puoi lapparmi ancor la mano se vuoi…
 
Hm, però nonostante il mio terzo sorsetto, non m’è venuta niuna idea… Anzi, no…
 
Andiamo alla Gora dove svuoterò le sei botti e chiederò lumi alla Giovanna che oltre ad aver du’ belle puppe a pera ha l’espressione argut… irriden.. Insomma: birichina e magari a lei un’idea verrà…
 
< giovine fanciulla: la Giovanna
 
GIOVANNA: Molti di quei saraghi e di quelle tinche che hai portato qui alla Gora eran pregne che i pesci son aumentati di numero e paion in ottima salute… Ci son anche delle trote iridescenti …
 
Son laggiù vicino alla cascata ove l’acqua è più ricca d’aria… Ne abbiam assaggiate un paio cotte nel sale e son risultate squisite…
 
Per quanto riguarda le armi nascoste nel metato ‘un so che dirti, ma veggio che giungon il Carlo ed il Tardo e loro ne sapranno più di me…             
 
< milite Carlo ( ex commilitone del Tardo )      
 
CARLO: Parrebbe che abbian nascosto delle armi per poi usarle al momento più opportuno… Però così corrono il rischio d’esser visti da qualcuno e di non ritrovar ciò che hanno celato…
 
Ad esempio a me e ai miei compagni qualche arma nuova farebbe molto comodo…
 
Ci penserò a ‘modino’, ma non escludo di controllare i metati isolati e  abbandonati per ‘servirmi’ di quanto ci abbisogna…

 
TARDO: Carlo, parlane anche con il Franco… Ma, così su du’ piedi, io ti sconsiglierei di farlo poiché li metteresti in sull’avviso e se hanno armi da celare nel bosco, ed indi han soldi nella borsa,  non avrebbero problemi a rimpiazzarle privando noi della ‘sorpresa’…
 

CARLO: Hm. Potresti aver ragione… Ne parlerò con il Franco…
 

BOCCALOZZO: E tu, che consiglieresti, Tardo?... Che or m’appari meno tardo di quanto ti si dipinga..
 

TARDO: Con qualche intruglio, fatto preparare dall’Andromeda, indebolirei i manici di legno delle picche e i budelli delle balestre… Non credi che rimarrebbero sorpresi nel vedersi disfare le loro preziose armi nel momento in cui andranno ad usarle? Ma ci penseranno  il Franco e il Nonno…  
 
Noi abbiamo altri compiti; tu, Boccalozzo, devi portare altre corbe ‘smilze’, qui, alla Gora…
 
E per ‘confortarti’ durante la fatica ho qui una sacca, con beccuccio, d’ottimo vino scuro… No, non è ancora il vino nuovo è vino corposo che ha ben riposato entro una botte…
 
Bada, che ti s’attorcerà la lingua, ma potrai far un altro viaggio con l’aiuto del tuo Venticello e controlla di non fargli assaggiar troppo vino o vi sperderete nei boschi…           
 

BOCCALOZZO: Quello che me l’ha venduto m’aveva avvertito che avesse assaggiato un tino di vino giovane e che avesse, da allora, iniziato a petare rumorosamente meritandosi il nome di ‘Venticello’… Ma ho scoperto che, con un boccalozzo di vino, vada avanti una giornata…    
 
 
< scorcio del borgo di MURTP  
 
< il saggio  HERMETE anche detto: "dotto tra i dotti perché ricco di dotti detti’
 
HERMETE: Ho udito prima, Boccalozzo, che declamavi qualcosa sulla disavventura capitata al capo dei gabellieri del borgo di Trump… Udendo che tutti son scoppiati a rider fragorosamente mi son astenuto da far qualche domanda… Ma or che ‘un v’è più nessuno ti chiedo di render edotto, anche me, sull’accaduto che sento rider tutto il borgo…

 
BOCCALOZZO: O, dotto tra i dotti, tu che sei ricco di dotti detti potrai forse meglio di altri comprender cosa sia accaduto al possente Grosso che per voler del Feudatario ‘un è più luogotenente, ma or è capo dei gabellieri di isto borgo.
 
Elli ha messo gli occhi sulla Lauretta, la bella consorte del macellaio Arrigotto che ha aperto bottega in piazza della Cisterna… E’ stato palese che egli intendesse ‘metter le mani’ sulla piacente monna e che volesse giacersi seco lei con gran suo sollazzo…  

 
HERMETE: Ma, come talvolta accade, la monna non ‘veda’ neanche il rozzo spasimante… Vedo giusto? Che ella m’appar piacente, ma men che meno ‘civettuola’ o birichina. E penso che mal sopporti le rozze profferte del Grosso che meglio farebbe ad insidiar una delle concubine del feudatario che son più di ‘bocca buona’…. Ma va innanzi con il tuo detto…

 
BOCCALOZZO: Per non indispettir il potente che renderebbe dura la vita al suo consorte con dazi e con gabelle ella si rivolse a don Ubaldo che, da prete ‘ciacolone’ qual è, le consigliò di recitar 100 e più PaterAveGloria affinché il Cielo Beato facesse… passar la ‘smania’ all’interessato
 

HERMETE: Ma non ottenendo niente a chi si rivolse la disperata per aver un consiglio?
 

BOCCALOZZO: All’Andromeda nota per gabellar i gabellieri et anche il feudatario. Ed, ella in una settimana, s’inventò qualcosa con sei sacchi di juta fitta, fatti cucir tra lor dalla Franciaccia, con due mantici e un poco di vernice rossa…
 
< donna Lauretta
 
Poi l’Andromeda convinse la riottosa Lauretta ad invitar, ad un incontro segreto, ‘sostanzioso’ a notte fatta, il Grosso nella terza casa di quel vicolo che vien detto del Gatto … Credo mi si stia seccando la lingua…
 

HERMETE: T’offro tre boccalozzi, ma mentre la cameriera te li serve, mi farai la grazia di dirmi il resto?
 

BOCCALOZZO: Per i tre boccalozzi , che mi toccano di diritto, o dotto, inizierei dall’inizio. Oppur considerando che tu sia un saggio dotto… inizierò dallo strambotto finale:              
 
Quando il mosto divien vino
 
            ed entra nella botte lasciando il tino
 
           fatti accorto GROSSO ch’eri impavid  luogotenente
 
           ma or che sei gabelliere dimostreresti ai più di non aver capito niente
 
           Bevesti il quinto per l’esercito che v’eri
 
           e il sesto per il gabelliere ove or sei
 
           Ma or non incolpar l’ultimo boccalozzo  se ti comparve ondeggiante,
 
           nel  vicolo, un orrido mostro soffiante…
 
           Se non lo reggi lascia star l’ultimo boccalozzo
 
e non farai più la figura dello stolto rincoglionozzo
uscendo dal luogo lordo di sterco ‘rinfrescato’….       
   

HERMETE: Devo supporre che l’incontro non andò secondo il desiderio del gabelliere… Vuoi tu finire il primo dei tuoi boccalozzi di vin buono?
 

BOCCALOZZO: Che non si dica in giro che il me medesimo suol coglionare un saggio o che non condivida seco lui un assaggio… Specie se il saggio abbia aperto la su’ borsa dei denari…
 
Nel vicolo v’era una finestrella illuminata ove egli pensò esser la Lauretta discinta e fremente ..
 
Ma, fatti due passi, il lume si spense e un soffio pesante riecheggiò nel vicolo… Un essere alto, quanto tre omini uno sulle spalle dell’altro, si palesò ondeggiando sul corpo con le lunghe braccia che sferzavano l’aria mentre la testa pareva sporgersi verso il malcapitato con soffi irati. Gli occhi enormi fissavano il gabelliere che era impietrito cercando di dominar lo stimolo d’orinarsi addosso… La bocca irta di denti parve voler mordere il malcapitato che voltosi per fuggire scivolò su uno strato di letame di vacca e vi cadde bocconi…
 
Incurante del lordume che or lo copriva si drizzò e si diede alla fuga verso l’osteria del Cavaliere …     
 

HERMETE: Dove, tra i frizzi e i lazzi di voialtri avventori, fu coglionato a modino… E?...  
 

BOCCALOZZO: Che io l’omaggiai dello strambotto che t’ho appena ricordato e gli altri lo sbeffeggiavano in manier maschia, ma rude…
 

HERMETE: Immagino che egli non tormenterà più la Lauretta e ciò è un bene per lei e per le altre monne coniugate su cui il Grosso potrebbe metter gli occhi…
 

BOCCALOZZO: Lui, ad onor del vero avrebbe voluto mettervi le mani… e altro ancora…
 
E per nutrir la vostra curiosità… Hm, sempre buono isto vino…. Ordun… Orben… Insomma: per farla breve e contando sulla vostra discrezione vi svelerò il mistero del mostro ‘soffiante’…  
 
Su disposizione dell’Andromeda il birocciaio Nonno ed il suo aiutante, Tardo, han fatto andare i mantici che han gonfiato il pupazzo, fatto di sacchi cuciti ad arte, facendolo drizzare ed ondeggiare mentre l’aria usciva soffiando dalla testa che pareva far smorfie feroci. Al resto ha pensato la… vescica debole del Grosso… Anche se, ad onor del vero, ‘un fu colpa sua se qualcuno avesse rovesciato nei pressi una carriolata di strame usato dalle vacche…
 

HERMETE: Immagino che tal marchingegno non possa certo esser annotato in qualcuno dei ponderosi tomi che sfoglio in biblioteca… Anche tralasciando il particolar della carriola…
 

BOCCALOZZO: Il Tardo, sogghignando, m’ha detto che sia un’idea del suo amico fiorentino quel tal Leo di cui si dicon meraviglie…
 
Ed or, caro il mi’ dotto tra i dotti, ricco di dotti detti io, Boccalozzo Ter, ispirato dall’ultimo boccalozzo metterò in strambotto il tuo saper sublime…
 
            Hermete dotto or profondo or lieve
 
           dicci chi può intrigar una monna con man soave e  lieve?
 
           Sia che la notte sia luminosa
 
           od  orfana della luce della luna cioè buia, tempestosa e scura…
 
         
 
E ‘un mi vien altro afflat… inspiraz… Insomma: e ‘un mi vien altra rima… Al momento almeno…
 

HERMETE: Immagino tu volessi andar ad indicare il Tardo… Ma tutti a me dovete capitare?
 
 

 
CONSIDERAZIONI DEL DOTTO HERMETE:
 
a - In pochi dei tomi ch'io ebbi a consultare trovai annotazioni di un animale che gradisse il vino, ma è anche vero che tutto ‘un si possa trovare nei tomi, pur scritti da dotti e saggi.
 
Di sicuro v’è che or il Boccalozzo dovrà destinare un po’ del su’ vino al mansueto Venticello per evitar che la bestia s’inalberi e prenda a strepitar di cul… di chiapp.. insomma: di deretano. .   
 
b – in molti tomi son riportati i concetti del Leo da Vinci, ma per il suo vezzo di non sprecar carta, son disseminati di disegni, di calcoli e annotazioni che ne rendono complicata la consultazione e oggetti interessanti ‘sbucan’ fuori quando meno ci se l’aspetti: come, ad esempio, un ‘mostro soffiante’. ..
'VENTICELLO'

‘VENTICELLO’  
 
< casa nel bosco
 
< Carlo il mercenario
 
CARLO: Stiam tagliando alberi nel bosco oltre quella fonte che puzza d’uovo marcio
 

FRANCO: Vien chiamata Fonte Mala e in autunno ed in inverno quando l’aria si faccia  fredda emetta vapori densi che impediscono la vista…
 
Ed è appena fuori dai territori del feudatario Murtp anche se’, in quel bosco fittissimo, i confini siano difficili da individuare…  
 

CARLO:  Questo l’avevo capito che ho visto alcuni militi con l’insegna della Lampreda sul corsetto, che girano per controllar i permessi di trasporto e di raccolta dei frutti del bosco e fan multe a chi non sia in regola…
 

FRANCO: Mi auguro non vi sarete fatti notare oltre misura…
 

CARLO:  Ascolta, luogotenente, abbiam servito il Fortebraccio da Montone e io, con gli altri nove, siam stati ai tuoi ordini per lunga pezza… Ci hai mai sorpresi a far ciò che non si poteva fare, stando agli ordini di questo o quel capitano? … Ecco, per l’appunto… Comunque abbiam disseminato i contorni del luogo ove lavoriamo con delle ‘trappole’ che c’avvisano se qualche curioso s’avanza per venir a ficcare il suo nasino nei nostri affari…
 

FRANCO: Rami di cespugli spinosi piegati ad arte che, urtati, si ‘liberano’ scrosciando sonoramente… E rami di sambuco, privati del midollo, che risuonano quando tornano a penzolare liberamente… Piccole piramidi di ciottoli di fiume che ‘solleticate’ da una corda sottile rotolano rumorosamente…    Mi compiaccio seco te…
 
Indi vi guadagnate il pranzo abbattendo alberi con le scuri da battaglia… E null’altro?
 

CARLO:   Con il lavoro del boscaiolo ci si accoppia una magra colazione con un pasto frugale e poco, pochissimo vino… Anche se l’acqua dei fontanili sia squisita…
 

FRANCO:  Se ti proponessi un ‘lavoretto’ rognoso ove, probabilmente, ci sarà da menar le mani contro mercenari pari a noi?
 

CARLO:   Ai tuoi ordini?... Non vi son che due domande e tu ben la conosci: per quanto? E quando si comincia?  
 

FRANCO:  Guarda le combinazioni, quando il birocciaio mi ha detto che una decina di robusti ‘boscaioli’ erano appena giunti in questa zona m’ero augurato fossero dei miei commilitoni momentaneamente disoccupati ed or mi ritrovo con dieci lestofanti che conosco meglio di me stesso!
 
Ho qui una fiasca di vino buono… Vuoi assaggiare? Si? Non avevo dubbi al riguardo…
 
Ascolta, Carlo, tu sai che non son stolto al pari del Tardo, nevvero?... Già, pare che un belzebù, affetto da dissenteria, abbia mosso la coda per farci riunire in questi luoghi…
 
Bè, il tuo dubbio è fuori luogo, vuoi che abbia smesso d’insidiar le donne? E ‘un sarebbe più lui… Ma io voglio sapere che stai facendo per davvero, che degli onesti boscaioli non han bisogno di ‘trappole’ per saper se qualcuno si appropinqui…
 

CARLO:   Ammettiamo, per amor di discussione e mentre assaggiamo quest’ottimo vino, che c’abbiano chiesto un ‘lavoretto’ che vada a danneggiar la raccolta dei dazi del feudatario Murtp e  che permetta anche ad alcuni degli abitanti dei borghi di mangiar qualcosa di meglio di una zuppa di fave e cicoria di campo…
 

FRANCO:  E tu, da buon samaritano, hai accettato… E che ‘lavoretto’ sarebbe?
 

CARLO:   Il birocciaio, che vien chiamato Nonno, ci ha portato nel bosco più fitto seguendo un piccolo rio d’acqua fresca che saltella tra le rocce. In una conca rocciosa c’è una castella ed una gora larga una cinquantina di passi e lunga un centinaio. All’estremità di questo laghetto in miniatura il rio riprende il suo corso…Ci hanno chiesto di sbarrar il rio in uscita con dei tronchi d’alberi in modo che il livello dell’acqua nella gora aumenti…
 

FRANCO:  E a quale scopo? Che l’acqua da queste parti non manca di certo           
 

CARLO:   Per farci un allevamento di pesci similare a quello che i frati delle abazie hanno il premesso di fare….
 

FRANCO:  Ingegnoso, ma i pesci?
 

CARLO:   La donna che ci paga il ‘lavoretto’ vien chiamata Franciaccia ed è una a cui è meglio dar del ‘voi’… Se m’intendi!
 
M’ha detto di far la diga, di far aumentare il livello dell’acqua e di far in modo che il nostro lavoro non venga ‘chiacchierato’ in giro in qualche osteria dei borghi vicini che, per i desideri del nuovo feudatario,  vengono conquistati uno dopo l’altro.
 

FRANCO:  Cosa che voi non avrete fatto se ben vi conosco.
 

CARLO:   Sai anche tu, come vanno queste cose… Ognuno di noi ha cambiato vari schieramenti e non sarebbe impossibile, in un’osteria di un borgo semisconosciuto, ritrovarsi d’innanzi un ex commilitone cui abbiam ficcato un po’ di lama in corpo… Che magari, invece di parlar delle cose passate davanti a un boccalozzo di vino, abbia ancor in animo di ‘renderci’ il piacere..
 
Quindi noi abbiam preso l’impegno di far il lavoro e di rimaner appartati… Dei pesci nulla so, al momento…
 
La Franciaccia provvede a riempirci la pancia  con carne di coniglio selvatico e di lepre e il Nonno ci porta del vino… Un po’ scarso e che non tiene il confronto con questo qui, ma abbiam mangiato anche delle nutrie e bevuto anche l’acqua degli stagni…  Quindi…
 

FRANCO:  Perfetto… Quindi c’incontreremo non appena mi avranno detto cosa vorranno che noi facciamo ed io proporrò a te e agli altri il solito trattamento se e quando vi sarà da menar le mani…    
 
 
< Borgo Murtp gabellieri a porta Sole
 
1° GABELLIERE: Da quando isto borgo ha cambiato nome il nostro lavoro è aumentato: una cinquantina di ‘borgaioli’ in più  con i loro bisogni… Ed è un continuo muoversi di carri e muli da soma… E han tutti fretta di riattar le case e di rifornirle di legna da ardere che la notte il fresco va’ cambiandosi in freddo…
 

2° GABELLIERE: Hai visto che, chi può, ha abbandonato i bracieri ed è passato al camino? La legna che brucia in un camino scalda di più e non si ritrovano affumicati alla mattina… Da quando poi hanno messo mano alla riparazione della cisterna non mancano, ogni giorno, una decina di carri con le botti piene dell’acqua della fonte Capra e il povero Feudatario s’intasca anche quei soldini lì…
 

1° GABELLIERE: Detto fra noi due: di soldi per l’acqua ne busca, ma non son poi molti … Anche se, a lungo andare, tutto fa’ brodo…
 

2° GABELLIERE: Ecco che giunge quel ragazzotto chiamato il Rustico, che aiuta il birocciaio dal pizzetto bianco, portando, sul carro, sei botti d’acqua riempite  alla fonte della Capra…
 
< Rustico
 
1° GABELLIERE: Giovine mostraci il lasciapassare per queste sei botti d’acqua… Vedo che è firmato dal Grosso e indi tu hai già dato il dovuto al nostro capo… Puoi andare…
 

2° GABELLIERE: Ma prima d’andar a far la consegna… consegnaci quella fiasca di vino che il tuo principale ha destinato per noi… In caso contrario ti faremmo scaricar tutte le sei botti per verificar che siano piene d’acqua e poi le dovresti ricaricare sul tuo carro…
 

RUSTICO: Ci mancherebbe anche questa… Che iste botti son nomate “ corba smilza” ma tengono trecento boccali e pesano come piombo puro! Ed io ho già faticato assai a caricarle, una volta ripienate, sul carro alla fonte… Eccovi la fiasca e bevetela alla mia salute!    
 

1° GABELLIERE: Bene, bene… il vino è sempre buono… Per me puoi toglierti dai piedi..
 

2° GABELLIERE: Come mai quella botte, lì sotto, gorgoglia? …
 

RUSTICO: Quale? Quella che ha inciso sul coperchio una specie di pesce? Perché è una botte vecchiotta e perde acqua con gli scuotimenti, strada facendo, così ‘un è più piena, come alla fonte, e l’acqua sbatte, qua e là, che pare che faccia dei gargarismi… Fatemi andare o si svuoterà sulla strada…
 

1° GABELLIERE: Vai, vai che dietro il tu’ carro v’è una fanciulla con du’ belle puppe a pera che ha un canestro di vimini sopra le testa e mi sa che dovremo guardar nel canestro, nel su’ corsetto e palparla a modo…    
 
 
< radura nel bosco
 
BOCCALOZZO : Appena giungerà il tu’ figliolo, Franciaccia, assicureremo l’ultima botte alla soma del mi’ sesto mulo ed io provvederò a far un altro viaggio fin alla Gora…
 
< testa 'Venticello'
FRANCIACCIA: Ho visto che hai un ‘lavorante’ nuovo che muove le orecchie molto più dei suoi compari e che ti annusa con insistenza la sacca del vino che porti a tracolla.
 
<  fiasca da vino
 
BOCCALOZZO : L’ho comprato a poco prezzo da un tizio, a borgo Riofreddo, che se n’è disfatto per due motivi: il primo è che emette strepiti di deret… di chiapp... Insomma: di sedere! E quando lo fa  frulla le orecchie con allegria ed io, perciò, l’ho nomato ‘Venticello’. Il secondo motivo, che m’ha convinto anche se mi faccia… concorrenza, è che non disdegna lapparmi la mano quando l’ho umida di vino. E, pare, che abbia bevuto senza risparmio da un tino di vin giovane…

 
FRANCIACCIA: Il mulo perfetto per te… Bada d’esser accorto nei tuoi ‘viaggi’ e che niuno abbia a vederti e, rammenta, che i gabellieri paiono incattiviti che il contabile Brigalia s’è fatto convinto che ci siano dei malnati che lo gabellino, anzi che lo menino per il naso…

 
BOCCALOZZO : Ah, si dice ‘menino per il naso ’?... Io, in osteria, ho sentito dir che lo maneggino per il …
’ deretano ‘ e ho sentito dir anche di peggio…  
 

FRANCIACCIA: Bada a te, malnato che potresti finirci alla gogna… E il Robertuccio, che v’è stato per quattro giorni, ancora un’ ha ripreso l’uso delle braccia!  
 
In questa sacca con beccuccio d’osso v’è l’equivalente di tre boccalozzi tre di buon vino, ma bada che un ti s’aggrovigli anche il cervello oltre che la lingua…
 

BOCCALOZZO : Ah, prima che mi si … aggrovigli la lingua… La Vannuccia m’ha incaricato di dirti, or che abita a borgo Murtp, che le abbisognano almeno due botticelle di sale al sapore di lepre e una al sapore di pesce… La terza è per i giorni di vigilia…
 

FRANCIACCIA: Bene provvederò a fargliele consegnare dal Tardo che ha un lasciapassare… ‘speciale’  
 

BOCCALOZZO : Mi vorrei far spiegare dal Tardo come fa a non esser mai disturbato dai gabellieri ambulanti e dalle guardie che son alle porte o dentro i borghi per cui viaggia…
 

FRANCIACCIA: Lascia perder Boccalozzo , tu ‘un ci hai la faccia da ‘dorminpiedi’ che ci ha lui…
 
Ma toglimi una curiosità è proprio vero che incrociasti  il Moro e il Boriago che eran sulla strada della Santona ignudi dalla cintola in giù? Si? … Depredati da tre ladroni di strada? … Eh, ‘un v’è che dire il Moro è proprio sfigato!
 

BOCCALOZZO : Sfigato dici? Come tutti noi, più o meno… Di sicuro c’è che è un gran cornuto che la Berta, da quando ha saputo che i cervi ogni tanto, mutano  le corna, le ‘ripianta’ sulla fronte del consorte con gran accuratezza ed in maggior numero di prima…
 

FRANCIACCIA: Hm…Lascia perder Boccalozzo  che ho il sospetto che queste maldicenze sian come le fole dei pescatori: un’alborella stitica diventa, all’osteria,  grande come un pesce siluro…
 

BOCCALOZZO : Dici? L’altra sera il Moro accompagnò il feudatario e i tre luogotenenti fin a borgo Murtp per poi tornare alla Santona a rendere i cavalli presi a nolo e, per l’intanto  il Boriago, cui pare fosse venuto un foruncolo su una chiappa, durante la camminata nel bosco a terga ignude, s’era fermato alla Santona… Per farsi medicare ebbe a dire…    
 

FRANCIACCIA: E s’è fatto medicare dalla Berta, nevvero?  Hm, comincio a pensare che le chiacchiere sulla Berta debbano pur aver un qualche fondamento…
 

BOCCALOZZO : Un birocciaio dall’aria torpida m’ha detto, sorridendo, che la Berta… ‘ ci ha la coscia… ballerina’!     
 

FRANCIACCIA: Ho il sospetto… e la certezza di conoscer l’inventore di codesta maldicenza…
 
Sta arrivando mio figlio con la tua botte... Assicuratela alla soma di Venticello  e, poi, tu potrai partir per la tu’ destinazione…
 
 
< contabile Brigalia
 
BRIGALIA: Che accidenti vuoi, Grosso? Come se tu ‘un sapessi quante incombenze mi piovano addosso ora che il Feudatario ha ai suoi ordini dugento trentasette cavalieri… Tutti che voglion monete da usare per riempirsi di vino, cibo e per divertirsi dando da lavorare alle Monne Allegre che son ‘fiorite’ alla Santona… E il Cornacchi…Cioè il Giudice Inquisitore che mi sfrange i maroni affinché faccia qualcosa per allontanarle… Dai, dimmi che ti serve…
 
< Grosso il gabelliere   
 
GROSSO: Vuoi venire a lavorare al Borgo Murtp? Or che gli abitanti son aumentati e aumentano giorno dopo giorno. Io debbo distribuire i tuoi lasciapassare, annotarci le merci che son trasportate e riscuotere il pattuito… M’andava meglio fino a due settimane addietro  quando con trenta documenti ci facevo la settimana…
 

BRIGALIA:E t’intascavi anche qualche ‘regalia’ in monete, merce o… diciamo ‘piaceri carnali’…
 
Naturalmente senza farne parola con il Cornacchione o, se preferisci, con il Giudice dell’Inquisizione…
 
E facciamo in fretta che devo ricontare le monete che abbiamo in cassa e renderne edotto il Feudatario… E qualunque cifra gli dirò, anche se superiore all’aspettativa,  comincerà a sbraitare contro di me che mi ritiene un inguattatore di monete, specie se d’oro fino! Ma sentiamo qual è il tuo ‘bisogno’…       
 

GROSSO: Ci ho pensato a modo e mi ci sono arrovellato il cervello specie ora che al martedì s’inizierà a tener mercato al borgo Murtp….
 

BRIGALIA: E allora? Ho stilato quarantadue permessi, con la benedizione del Feudatario, per altrettanti venditori che posizioneranno i loro banchetti nella piazza della Cisterna e lungo le due vie principali del borgo. Ogni permesso ha portato nelle casse dl feudo 5 grossoni d’argento.
 
Ma ora devo sperare che il mercato produca monete in base alle merci comprate o vendute… E ti posso garantire che se la cosa andrà a buon fine, e i gabellieri riscuoteranno il dovuto, sarà tutto merito del Murtp, ma se incasseremo meno di ciò che lui sta sperando sarà colpa mia! Lui che  ignora quanto costi un pezzo di pane ‘misto’…
 
E, or, sentiamo la tua pensata…
 

GROSSO: All’osteria del Cavaliere ho parlato con un birocciaio che ritiene più semplice da ‘maneggiare’ se la gabella dovuta fosse calcolata sulla merce venduta invece che sulla merce trasportata…
 
Applicando cioè la ‘Lista del Venduto’ inventata dai Templari.
 

BRIGALIA: Ne ho sentito parlare, ma non né ho mai vista una…Come funzionerebbe?
 

GROSSO: Se noi creassimo una lista , in duplice copia, della merce trasportata da un venditore sul suo carro lo lasceremmo entrare nel borgo trattenendo semplicemente la copia della medesima.
 
All’uscita io, o i miei due sottoposti, avendo la lista di ‘ingresso’, dovremo confrontarla con le dichiarazioni del mercante sulla merce appena venduta….
 

BRIGALIA:  Perché tu pensi che il venditore di carne, ad esempio, dichiarerebbe di aver venduto, diciamo, tre cosciotti d’agnello o sei polli? … Si metterebbe a piagnucolare dicendo che ha venduto un cosciotto ed un pollettino e che il mercato, per lui, è tutto una rimessa…
 
Ista mi sembra un’emerita cag… cioè: una scempiaggine…
 

GROSSO: Ma noi potremo sconfessarlo, ci basterà controllare la lista con la merce presente sul carro: i ‘pezzi’ mancanti, cioè venduti, dovranno pagare dazio o gabella…
 
Così riscuoteremo sul ‘venduto’ … Cosa che garberà assai a colui che mette il banco con la sua mercanzia…
 

BRIGALIA: Hm, questo ci costerà un bel po’ di lavoro all’inizio per stilare la lista di trasporto relativo ad ogni singolo venditore … Hm… però sapendo che tu porti di solito, diciamo, 10 cosciotti di agnello e 30 polli, accanto alla singola merce segneremo il dovuto… Diciamo tre carlini per ogni cosciotto e un carlino per ogni pollo tu, gabelliere, con poca fatica riscuoteresti il dovuto dopo aver verificato quanti e quali pezzi manchino alla lista iniziale…
 

GROSSO: Il venditore non ‘ inventerà ‘ scuse per merce che non fosse riportata sulla lista d’ingresso di cui lui avrà la sua copia …
 
Metteremo, anche, un’ammenda a colui o colei che affermerà il falso sulla quantità e sul tipo di merce venduta… Dopo le prime due multe ci aiuteranno ‘spontaneamente’
 
Se, poi, obbligassimo il commerciante a portar la merce in stie o cassette da noi controllate il tutto sarebbe ancora più veloce e sicuro… Ma di questo parleremo in un secondo momento…
 
E la lista d’uscita diventerà il lasciapassare indicando il pagato qualora un gabelliere di un altro borgo fermasse, per la via, e verificasse il carro.  
 
Questo ci risparmierebbe il tempo di dover smuovere e controllare tutta la merce accatastata sul carro…
 

BRIGALIA: Hm…V’è del vero in ciò che dici… Accidenti a te, Grosso, adesso dovrò richiamare tutti i venditori a cui abbiamo accordato il permesso di far mercato  e stilare le rispettive liste d’ingresso…
 

GROSSO: Io ti darò una mano, dopo tutto son io che ci guadagno con un lavoro meno pesante e sicuramente con meno errori… E cosa che farà felice il Feudatario con introiti sicuri e controllati
 

BRIGALIA: Hm… E sia… Ora stilerò la comunicazione da affiggere alle porta dei borghi e all’ingresso delle osterie… E sarà firmata dal Murtp con tanto di bollo in ceralacca…
 
Lui sbufferà e mi dirà che non devo andar a rompergli i maroni che lui ha ben altri problemi da risolvere….
 

GROSSO: Io credo che i ‘problemi’ del feudatario abbian cosce lunghe e puppe a pera… Comunque io comincerò a preparare, con l’aiuto degli interessati, le liste d’ingresso che andremo a completare e gestire…
 

BRIGALIA: Hm… Si, con qualche piccolo aggiustamento, la ‘Lista sul Venduto’ potrà funzionare! Toglimi una curiosità, Grosso, che un’idea così arzilla ‘un è potuta uscire dal tuo capoccione…
 
Chi ti ha aiutato? L’oste Giufreddo?
 

GROSSO: No, in verità, m’ha aiutato un birocciaio arguto che rifornisce gli abitanti del borgo con l’acqua della fonte…
 

BRIGALIA: Hm… Intendi quello con il pizzetto bianco? Già, ‘un mi meraviglio, ma ti raccomando di ‘curarlo’ a modino che, ancora ‘un l’ho beccato, ma son sicuro che sia un malnato calzato e vestito!
 
E che ci goda a beffare te, come gabelliere, e me come contabile… Sta’ sull’avviso….
 
 
CONSIDERAZIONI DELL’HERMETE:
 
La ‘Lista del Venduto’, dicono, sia stata inventata dai cavalieri Templari ai tempi delle prime crociate. Lista ben più agevole delle ‘Lettere di Credito ‘ che permettevano di spostar ricchezze da una Casa dei Templari all’altra, senza dover spostar casse piene di monete d’oro.
 
E, ma io la ritengo una diceria da osteria, il Re Filippo il Bello non avendo compreso come funzionassero tali importantissimi documenti il giorno 13 ottobre 1307, venerdì, dette ordine ai suoi militi di assalire tutte le Case del Tempio per impadronirsi delle ingenti ricchezze che l’Ordine aveva accantonato con le sue attività di ‘banchieri’ in più di tre secoli.
 
A mio modestissimo parere, nonostante le annotazioni nei tomi del periodo, v’è una palese inesattezza.
 
S’afferma che l’ordine, tenuto segretissimo, venne applicato contemporaneamente in tutta la Francia per impedire ai Templari di fuggire e che non potessero nascondere le ricchezze di cui sopra. Aspetto più importante per il Re che le sue ‘casse’ fossero vuote.
 
A conoscenza dell’operazione, oltre il Filippo, v’erano qualche plenipotenziario, qualche arcivescovo, qualche comandante e qualche centinaio di militi che avrebbero agito in svariati punti del regno…
 
La segretezza era una pura chimera destinata a portare l’operazione ‘ cattura tutto il  tesoro’ all’insuccesso….
 
Le stesse fonti, infatti, annotano che il Bello non riuscì a metter le mani sulla parte più consistente del tesoro che ancor oggi, Anno Domini 1478, vien ricercato per monti e per valli.
CANTO DEI BEVITORI
dai CARMINA BURANA
CANTO dei BEVITORI
dai CARMINA BURANA  
 
< osteria La Volpe in borgo La Santona
 
HERMETE: Si, caro Boccalozzo,  mi è capitato di legger il ‘Canto dei Bevitori ‘… Si, si trova nel cosi detto  
“ Codice di Monaco “ d’Alemagna… Dicono sia stato vergato da autori anonimi tra il IX  e il XI secolo….
La stesura primaria è stata ritrovata presso il monastero Bura Sancti Benedicti…
 
Ad onor del vero, forse per l’influenza della traduzione dal tardo latinorum, scritto in Alemagna,  e il giunger del ‘volgare’  non v’è rima nelle strofe e i concetti son alquanto ingrovigliati…
 
Già, come se li avesse vergati uno che avesse bevuto almeno 3 boccalozzi 3  di buon vino…
 

BOCCALOZZO: Dotto, tra i dotti, fammi un esempio, dotto, acciocché io possa meglio comprendere ciò che tu mi dici… E bada che io, al momento, ho assaggiato solo la metà del mio primo boccalozzo che fa parte del trittico di mia spettanza…Indi son ben vispo e sveglio!
 

HERMETE:  Infatti hai la lingua che corre come uno scoiattolo inseguito fa un gatto selvatico…
 
Il Canto dei Bevitori vien declamato all’interno di un’osteria o di una  taverna che già in quei tempi, circa cinque secoli orsono, era il centro della vita del paese o del borgo o di un quartiere d’una città. E similmente accadeva se l’osteria era sperduta in un bosco o in un punto imprecisato a lato di una via trafficata da commercianti e pellegrini…
 
‘ Quando siamo nella taverna
Non ci curiam di nient’altro
Ma ci occupiamo del gioco
Per cui sempre affanniamo
       
 
Cosa succede in taverna?
Dove il denaro è l’oste
Questo si che è interessante
State a sentire
C’è chi giova e c’è chi beve
C’è chi vive con dissolutezza
Ma c’è chi s’occupa del gioco e
alcuni son lì nudi
Alcuni son vestiti
Alcuni indossano dei sacchi
Lì nessun teme la morte
Ma per Bacco si sfida la sorte ‘
                       
       
 
BOCCALOZZO: ‘fettivamente la rima è scarna, anzi scarsa, per non dir povera.
E qualche concetto andrebbe rivisto, a par mio che d’osterie me ne intendo parecchio…
Vero che quando siamo in osteria di poco altro ci curiamo e che qualcuno, affannando,  si dedichi al gioco delle carte o dei dadi…
 
Non comprendo il ‘ dove il denaro è l’oste ‘ io direi: “ che dobbiam denaro all’oste “…

HERMETE:  Si potrebbe definir una ‘licenza poetica’ con la figura dell’oste che s’assimila al denaro  dovuto al medesimo personaggio, per aver  da mangiare o da bere,…

BOCCALOZZO: Dotto, tra i dotti, ciò che tu dici è dotto, ma quando addiviene troppo ‘dotto’ ‘un vien più capito al volo dai semplici pari a me…. Che son poi i più in un’osteria
‘ C’è chi giova e c’è chi beve’ lo sentirei meglio come: “ C’è chi vi si giova e ne trae diletto e c’è chi beve con maggior costrutto e v’è chi vi vive con dissolutezza”
 
HERMETE:  Potrei anche esser d’accordo seco te… Or che entrambi abbiam assaggiato compiutamente il primo boccalozzo…E delle affermazioni:
‘Ma c’è chi s’occupa del gioco e
alcuni son lì nudi
Alcuni son vestiti
Alcuni indossano dei sacchi’
       
Non sei d’accordo? Non ‘vedi’ anche tu quelli  ‘ammalati’ di gioco che  han perso i vestiti, mentre altri han sostituto gli indumenti con stracci di fortuna per non mostrar le terga ignude? E di fronte a costoro son color che hanno ancora i vestiti?
Ad indicar che la ‘Sorte’ giochi con ‘Fato’ nella vita di ciascun di noi capricciosamente!

BOCCALOZZO: Potria esser anche d’accordo ma, a me piacerebbe di più in isto modo:

          “ Vi son color che, per sentirsi ‘vivi’ inseguono la dea Fortuna che fa la ritrosa
           maneggiando le viscide carte o gli insinceri dadi o urlando nella morra più rissosa“
 Or ci si  ‘lega’ bene un altro assaggio di vino con cui diamo la stura al secondo boccalozzo…

HERMETE: Veramente buono, lasciando in bocca un buon sentore di fiori primaverili e frutta matura….
E nei versi
‘ Lì nessun teme la morte
Ma per Bacco si sfida la sorte ‘
che imperfezione vi trovi?

BOCCALOZZO: Hm… Qui, è d’obbligo svuotar il secondo boccale… Questa saria una rima dotta legando il concetto della caduc… della transit… Insomma: del rapido disfacimento delle cose umane di fronte all’incedere della Monna dalla Lunga Falce di ner vestita  
Io metterei un più string… un più concis… Insomma: un più pratico:
          “Per Bacco  ‘un si sfida la sorte
         meglio è ber più forte
          La sorte ‘un si sfida cercando il colore del vino
          celato nel fondo dell’argenteo… boccalino “  
E, maliziosamente, guatando la piacente ostessa e la procace cameriera aggiungo:
          “ Brindiam per Veneri si fatte e argute intrattenitrici
sperando siano ardenti e gioiose peccatrici”  
 
HERMETE: Quindi il Canto dei Bevitori, che ha altre rime oltre a quelle che abbiam fin qui studiate,  diventerebbe,  con alcune ‘licenze poetiche  per le rime’,  nella tua versione “Boccalozzo”….   
 
BOCCALOZZO: Hm… un attimo dotto, tra i dotti, dammi il tempo di lucidarmi l’ugola e la lingua con la metà del terzo boccalozzo… E andiam all’impronta…
 
           “Dal Clero al re, all’imperatore
            tutti han da ber senza timore  
            Beve la Monna accanto al Signore
            Beve questo e beve quello
            Beviam anche noi che dobbiam denaro all’oste
          C’è chi vi si giova e ne trae diletto
e c’è chi beve con maggior costrutto
 
         Vi son color che, per sentirsi ‘vivi’ inseguono la dea Fortuna che fa la ritrosa
           maneggiando le viscide carte o gli insinceri dadi o urlando nella morra più rissosa”
 
HERMETE: Or ci si  ‘lega’ bene un altro assaggio di vino… che ci fa veder il fondo del terzo boccalozzo….   

BOCCALOZZO: Hm… E qui la cosa si fa difficile che m’attorciglia la lingua sulla rima malandrina e sulle puppe della camerierina… Per non dimenticar, poi, quelle dell’ostessa birichina…

          Per Bacco  ‘un si sfida la sorte
          meglio assai è ber più forte
          La sorte ‘un si sfida cercando il colore del vino
          celato nel fondo dell’argenteo… boccalino”
 
Ed infin chiudiamo string… concis… Insomma: ‘ alla breve ‘, sempre riferendoci alla piacente ostessa, alla procace cameriera e alla monna or giunta che è ‘carina’ assasi… cioè: assai…  
< immagine dell'ostessa, della camerierina e dell'ultima arrivata  
         Brindiam per Veneri si fatte e argute intrattenitrici
Sperando sian ardenti, maliziose  e gioiose peccatrici”
 
E qui giunti caro dotto, tra i dotti, ricco di dotti detti sgoccioliam anche il terzo boccalozzo e speriam che l’oste e i presenti abbiano valut… sopesat… Insomma: abbian  apprezzato la nostra fatica in rima ‘si tanto da scontarci il vin nel prossimo trittico di ‘regola’ come dice qualche frate assaggiatore…
 
HERMETE: A me il compito di portar queste tue rime su pergamena ed aggiuntarla nel libro
“ Codice di Monaco “ specificando che si tratti della farina del sacco di tal Boccalozzo Ter

BOCCALOZZO: Hm… Meglio sarebbi… fussi… Insomma: meglio sarebbe dir che si tratti del ‘vin sincero ’ di un tal Boccalozzo Ter…
E se le rime ‘un son perfette è sicuramente colpa dell’oste che ci fornì imperfetto vino…

 
CONSIDERAZIONI DEGLI AUTORI:
 
Siamo, ahinoi, interdetti che si permetta al Boccalozzo Ter di disquisire su un testo estratto dai Carmina Burana e d’annotarne, a parer suo, discrepanze ed imperfezioni.
Anche se il testo < Canto dei Bevitori > inviti il nostro mitico personaggio, che molto sa d’osterie e di vini, a porvi ‘mano’…
Ma noi, A.B.C (*) dichiariam che di rime poco sappiamo e al vostro giudizio ci rimettiam incliti rimatori.
 
·         Autori Bipolari Cenciosi  
MILIZIA CITTADINA
MILIZIA CITTADINA
 
 
< salone castello di Murtp
 
< Giudice Inquisitore Pollicini
 
POLLICINI: Sono solidale, seco voi, feudatario specie or che abbiate, con i vostri uomini, dispersi con la forza delle armi una dozzina di militi che s’aggiravano con aria sospetta nel bosco tra La Traversa e Acquaviva Croceantica… E questo c’impone di rinforzarci, sia che siano ladroni o mercenari sbandati che possano essere.
 
Meglio attendere di raccoglier una trentina di militi in più e poi agire fulminei che un certo ritardo ci fa gioco che i borghi di Castelfiorentino e di Barberino son sotto attacco delle truppe del Duca di Calabria ed è pensabile che il duca D’Este si concentri coi fiorentini a difender tali luoghi.
 
< Feudatario Hornzo Murtp
MURTP: Cornacchione, gradirei che la notizia della piccola pugna che abbiam vinto non venisse divulgata… Tu dovresti capirlo… Io ha guidato cento cavalieri contro più di trecento nemici e ben mi comportai ed or, andar a fare il ‘pavone’ per una dozzina di combattenti  me ne potrebbe venir della sufficienza o della compassione…
 
Ed or prendiamo la carrozza e scendiamo alla Santona che stasera vi son i due menestrelli ed una nuova storia…   
 
POLLICINI: I vostri desideri son da valutare attentamente, feudatario, ma voi siete anche troppo modesto, nevvero?
 
POLLICINI MEDITAZIONI: Ho il sospetto, caro il mi’ feudatario, che tu m’abbia nascosto qualcosa su questa piccola pugna…
Come mai sei rientrato nel castello su un cavallo che non era certo il possente baio da guerra con cui eri partito al mattino? E, stando a quello che ho saputo dalla Nina, come mai la guida… quel tal Moro, è passato con sette cavalli, assicurati per le briglie, dalla Santona per proseguir verso La Traversa a pomeriggio inoltrato? …
E mentre il suo aiutante, quel giovine allegro, è rimasto nel borgo l’altro è rientrato ormai a buio fatto con un solo cavallo?      
 
Secondo monna De’ Prati quelli eran cavalli presi a noleggio…
Ma con qualche boccalozzo di vino scopriremo come siano andate effettivamente le cose…
Ed ora mi preparerò per andar a sentire la nuova istoria recitata dai due menestrelli…
 
 
< Osteria la Volpe  al borgo la Santona    
 
< Oste
 
OSTE sottovoce alla Nina: V’è ancor più gente di quando i due menestrelli, con l’aiuto d’un testimone, narrarono dei Cavalieri Catafratti.
Che stavolta abbiam una piacente fanciulla a funger da testimone. La voce è corsa ed abbiam già distribuito sei brocche grandi di vino…
L’dea dei due menestrelli di raccontar una seconda istoria con la presenza di un testimone ha richiamato gente dai borghi vicini e, come l’altra volta, il feudatario ha voluto un tavolo riservato che ci sarà il Giudice dell’Inquisizione, tre dei luogotenenti del Murtp ed anche il contabile Brigalia…  

NINA sottovoce :  Credo che il contabile sia venuto per veder con i suoi occhi che il sospetto che sia stato gabbato, nonostante i nostri lasciapassare esibiti, gli deve esser rimasto…  
Appena arriverà il feudatario farem cenno ai due menestrelli d’interromper la strimpellata che stanno eseguendo per dar inizio al racconto, intanto noi facciam un altro giro con le brocche…
 
< ostessa Nina
 
Ma se è vero che i due menestrelli ammiccano verso alcune delle donne presenti, che non paiono infastidite. V’è da dir  che il testimone dell’altra volta pareva dormir all’inpiedi mentre la giovine che aiuterà i due menestrelli è carina ed attrae molti sguardi…
Orsù andiamo con le brocche  e che vino sia…
< menestrello Uno
 
MENESTRELLO UNO: Benvenuto ‘cellentissimo Feudatario e benvenuto anche a voi ‘llustrissimo Giudice, ma un cordiale saluto va anche ai valenti Luogotenenti e allo scrupoloso contabile …
Ed or che vi siete accomodati e l’ostessa ha provveduto a porgervi dei boccali di buon vino noi della compagnia del Gatto e Gatto, se non avete nulla in contrario, andremmo a incominciare…
Stasera, per impedir che qualcuno faccia correr la voce che le nostre sian istorie inventate abbiam qui una piacevolissima testimone… Che v’ha salutato con una graziosa riverenza che sicuramente aggiungerà dei particolari alla nostra rappresentazione…
 
< testimone Gaia
 
MENESTRELLO DUE: Ella, con i suoi zii abita nel borgo nomato Radda, che si trova nella parte sud della Toscana, in quest’anno domini 1478. In sul finir di maggio fu chiaro a tutti che l’armata del Duca Alfonso di Calabria, composta da militi napoletani, papalini e senesi, sarebbe entrata in quei territori fiorenti per avanzar verso Arezzo e fors’anche su Firenze...    
 
MENESTRELLO UNO: L’armata fiorentina costituita da molte milizie cittadine, da pochi militi veneziani e da qualche falange di milanesi è al comando del Duca Ercole d' Este, il quale, però essendo genero del re di Napoli, non è il comandante più consigliabile in questa guerra sciagurata nata con la Congiura dei Pazzi.
< menestrello Due  
MENESTRELLO DUE: Egli con il suo seguito di valenti luogotenenti visitò i borghi di Rencina, Radda, Castellina, Mortaio, Broglio e Cortona incitando le milizie cittadine a rinforzar le mura, a scavar fossati e a tener pronte le armi da taglio e da lancio.
 
Il Duca, accampato poco distante e con un gran numero di militi e mercenari, sarebbe intervenuto a dar manforte a questo e a quel borgo che fosse stato assalito.
 
MENESTRELLO UNO: Ma, come spesso soglion fare i potenti, le parole declamate con sicumera e pugno al fianco dall’alto del possente cavallo da battaglia sotto gli stendardi che mordevano il vento, non nascondevano la realtà dei fatti… Nevvero?   

GAIA: Il fabbro, che anni addietro era stato un milite, indicò in quali punti la cinta delle mura andasse rinforzata con legname e terra pressata. Le tre porte, due delle quali avevano un ponte levatoio, vennero ripristinate per la speranza che gli armati nemici si sarebbero rivolti altrove…

MENESTRELLO DUE: E per rinvigorire la milizia cittadina cosa si fece?

GAIA: Il consiglio comunale degli anziani fece riaprire una grande sala che veniva indicata come
‘ armeria’ …  

MENESTRELLO UNO: Dentro cui erano accatastate e conservate le armi da far usar alla Milizia, in caso di bisogno, nevvero per l’invero? Quindi picche, alabarde, daghe, mazze, archi, balestre e corsetti…  

GAIA: Si, esattamente… E tutti ne furono sollevati…

MENESTRELLO DUE:  Quindi una parte dei vostri timori e dei vostri problemi eran quasi risolti che da dietro i merli degli spalti  la milizia avrebbe dato del filo da torcere ad eventuali assalitori  

GAIA: Non esattamente… Quando il fabbro cominciò a distribuire  le armi c’avvedemmo che alcune aste delle picche fossero pesantemente tarlate tanto che, provate contro un fantoccio similare ad uno spaventapasseri, si son troncate di netto… Molte alabarde avevano le parti in ferro corrose dalla ruggine e quando il fabbro cercò di rifar loro il ‘filo’ si distrussero…

MENESTRELLO UNO: Evidentemente il vostro borgo ha avuto la buona sorte di non dover usare quelle armi per molto tempo…

GAIA: Veramente ci fu chi disse che fosse colpa del materiale scadente con cui erano state fabbricate… Ma io non saprei darvi una spiegazione  valida… Di sicuro v’era che le armi non fossero in buono stato e non potessero esser utilizzate così com’erano…

MENESTRELLO DUE: Ma le daghe o gli archi eran, per caso messe meglio?

GAIA: Le daghe, parere del fabbro, eran appena messe meglio delle alabarde, ma andavano riaffilate e controllate per evitar che l’impugnatura… Cioè che l’elsa saltasse via al primo urto contro un’arma o contro un corsetto…

MENESTRELLO UNO: Non ti chiederò delle mazze che, m’immagino, avranno avute le catene inchiodate dalla ruggine… Ma gli archi, almeno, sarebbero stati in grado di scagliar frecce sui nemici?

GAIA: Su trenta archi quasi una metà avevano il legno tarlato che, probabilmente, si sarebbe spezzato al primo tentativo di tenderli per scagliar una freccia. Altri avevano il ‘budello’ sfilacciato e mal messo… E i pochi che avevan permesso di scagliar il dardo l’avevan mandato a poco più di trenta passi… Per di più i dardi erano nelle stesse condizioni delle altre parti in legna: intaccate dai tarli tanto che in fondo ai cesti, ov’erano accatastati, v’era un bel mucchietto di segatura…

MENESTRELLO DUE:  M’immagino che le balestre non fossero in condizioni migliori… E i corsetti?

GAIA: A parer del fabbro, dopo aver fatto una prova con una delle poche balestre funzionanti, eran troppo sottili, oltreché divorati dalla ruggine, per fermare un bolzone da balestra o un dardo lanciato da un arco degno di tal nome…

MENESTRELLO UNO: Quindi il tapino che l’avesse indossato sarebbe stato trafitto ugualmente e correva il rischio che i lembi metallici slabbrati dal dardo allargassero la ferita… Meglio combatter a torso nudo…

GAIA: Avuto il parere negativo del fabbro  il Consiglio comunale degli Anziani inviò un messo al Duca Ercole d' Este per illustrare la situazione del borgo. Si chiedeva l’arrivo di militi ben equipaggiati  e  anche armi più nuove di quelle a nostra disposizione …   
  
< strada nel bosco
 
< Monna Colombella
 
COLOMBELLA: Non vi son dubbi, allora, che la prossima preda del feudatario sia il borgo di Acquaviva Croceantica visto, a quanto mi dite la presenza di un torrione fortificato, per quanto poco influente per una difesa armata… Franco avevi detto che avresti potuto raggruppare dei mercenari di quelli che han combattuto seco te per i veneziani… E’ il momento di farlo
 
NONNO: Useremo, ovviamente, le monete ‘prese in prestito’ dalle casse dirette al Murtp

TARDO: Abbiam bisogno di una sessantina d’uomini già esperti d’armi, meglio se buoni a cavallo e con la balestra…

FRANCO: Datemi qualche giorno e  porterò, alla vostra attenzione, qualche soggetto che potrebbe far al caso nostro. Forse saranno un po’ indisciplinati, ma non certo felloni!          

COLOMBELLA: Cercate che l’intervallo sia il più breve possibile
< Osteria la Volpe al borgo la Santona   
 
GAIA: I giorni passavano anche se il Duca fosse a tre ore di carro dal nostro borgo…

MENESTRELLO UNO: E i rinforzi o, almeno, le nuove armi non giungevano…

GAIA: Alcuni degli abitanti, che facevano parte della milizia, con discrezione somma, abbandonarono il borgo pensando più ai propri interessi che al bene comune…  

MENESTRELLO DUE: E la presenza dei militi nemici, nei dintorni dell’abitato, si fece più incisiva e stringente… E voi che faceste?

GAIA: Furon distribuite ai militi falci fienaie e forconi. Per l’intanto il prete aveva cominciato lunghe recite di rosari per aver su di noi la benedizione del Cielo Onnipotente..     

MENESTRELLO UNO:  Ma questo non impedì che una mattina, appena s’era fatta l’alba…

GAIA: Una delle porte della cinta muraria prese a rintronare spandendo vibrazioni per l’interno: un ariete montato su ruote di legno e manovrato da una quindicina d’uomini s’abbatteva contro il legno che ben presto prese a scheggiarsi con rumori graffianti.  Inutili i tentativi di colpire i militi dagli spalti con gli archi indeboliti dal tempo. Molti dei difensori vennero colpiti dai bolzoni delle balestre e in breve furono morti o feriti.

MENESTRELLO DUE:  Immagino che la campana d’allarme suonasse a distesa per avvertir dell’attacco i borghi non distanti ed infine giungesse anche al Duca Ercole d' Este

GAIA: Ci si spaccavano le orecchie da quanto suonava, ma non ci fu dato vedere nessun movimento di truppe a noi amiche che si muovessero verso il nostro borgo…

MENESTRELLO UNO:  Movimenti di armati e stendardi che avrebbero potuto indurre gli assalitori ad interrompere l’attacco poiché correvano il rischio di essere presi da due fuochi… Da una parte gli assediati al riparo delle mura difensive del borgo e dall’altra i militi giunti in soccorso…

GAIA: Forse le cose sarebbero potute andare come dici tu, menestrello… Ma andarono diversamente, ahinoi. Gli assalitori, fin dall’inizio, avevano preso a lanciare delle frecce incendiarie oltre le mura e alcune case con il tetto di legno o di paglia avevano cominciato a bruciare e a poco servivano i tentativi di arrestare il fuoco con i secchi d’acqua tirati su dai pozzi…
 
In breve fummo avvolti da un fumo denso che faceva lacrimare gli occhi e irritava la gola…

MENESTRELLO DUE:  E cosa accadde quando la porta cedé?

GAIA: Fu come una ventata di tramontana che investisse il tappeto di foglie cadute dagli alberi…
Un urlio violento, confuso negli stretti vicoli, lo stridore delle lame, i colpi contro gli scudi, urla acutissime di donne, gemiti di uomini colpiti,  zoccolare metallico dei cavalli da battaglia che s’avventavano verso la piazza principale…
 
Mio zio aprì una finestrella che dava sull’orto e in quattro donne scivolammo fuori per cercar i fuggire al massacro che si stava compiendo… E su tutto quella maledetta, inutile campana che continuava a martellare a distesa… Poi anche lei cessò lasciando un ultimo rintocco a vibrare, probabilmente il campanaro era stato trafitto da una lancia o da una daga.
 
I vicoli erano invasi da un fumo nerastro che odorava di carne bruciata e altro… Una donna, la moglie del fornaio, comparve all’inizio del vicolo. Correva urlando, tenendo le braccia alzate verso il cielo, un’ombra massiccia le comparve dietro e una punta insanguinata le sbucò al centro del petto… L’uomo dovette metterle un piede sul corpo per estrarre la lama…
 
Gemendo di paura scantonammo in un altro vicolo sentendo dei passi pesanti che avevano preso ad inseguirci… Mia zia biascicava un Avepatergloria chiedendo aiuto al cielo beato….
 
Dovemmo scalcare alcuni corpi immobili sull’acciottolato della via, un rivolo di sangue denso e scuro zizzagava verso la canaletta dell’acqua piovana…   

OSTE sottovoce alla Nina: Or che la giovine si netta le lacrime e i due menestrelli strimpellano di sotto fondo vedo che i cigli della donne son inumiditi è il momento di un giretto con una brocca grande di vino…

NINA sottovoce : Ho notato che il contabile Brigalia  abbia gradito la prima distribuzione …  
 
OSTE alla Nina: Forse non ha compreso che ciò che consuma dovrà poi pagarlo che lui non è il Feudatario o il Giudice dell’Inquisizione… Andiam…   
 
 
< Boccalozzo Ter
 
BOCCALOZZO MEDITAZIONI:  A me non piacciono queste cose qui…Con tutta questa gente l’ostessa è impegnatissima e a me è giunto un unico boccalozzo e questo mi guasta un po’ il palato che son abituato a ben altro, io!
  
NINA sottovoce :  Guarda, Boccalozzo, credo di farti cosa gradita lasciandoti tre boccalozzi tre… Domani, poi, ci metteremo a pari…
 
BOCCALOZZO sottovoce: Nina se tu ‘un fossi sposata… ti farei maritare con l’oste in persona!
 Li berrò alla tua salute… Anche perché me li hai fatti pieni ‘rasi’…
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