EPOPEA del FEUDATARIO
Horonzo MURTP
IV Istorie
TRASPORTI
TRASPORTI
< Casa della Franciaccia Bosco profondo FRANCIACCIA: Avremo presto bisogno di altre botticelle di sale che abbiamo molta carne di cinghiale da ricoverarvi e molte richieste da soddisfare che il misero prezzo che richiediamo è di molto aiuto a tener a bada la fame più nera …
Ma come faremo, adesso, che tu sei stato assoldato per portar acqua di fonte al borgo di Murtp?
NONNO: Mi sto facendo fare un carro da Pasquale… anzi da Flippo, che or si chiama così.
Troveremo un mulo o un cavallo per trainarlo. Il Tardo può benissimo guidare il carro carico di botti piene d’acqua fresca dalla sorgente della Capra fino dentro il borgo.
E questo, tutto sommato ci farà gioco… I gabellieri lo controlleranno, forse, per la prima settimana, ma scoprendo che nelle sei botti non v’è altro che acqua finiranno per farlo passare senza nemmeno contar le botti legate sopra il pianale o spulciare il lasciapassare che, per di più, è firmato dal Feudatario in persona…
FRANCIACCIA: Perché ho il sospetto… No…Perché ho la certezza che stai macchinando un altro dei tuoi trucchi?
NONNO: Mi offendi, donna! Tu supponi ch’io gabbi la gabella per qualche vil moneta? Io lo faccio perché v’ho la vocazione e mi faccio carico dei bisogni delle persone che non han soldi per pagar i dazi sulla farina, o sulla carne ed or, anche, sull’acqua…
FRANCIACCIA: Non è che or mi diventi un buon samaritano? O un aspirante beato dedito alle opere di bene, nevvero?
NONNO: Non esageriamo! Il Feudatario per ogni botte da 24 corbe che porterò nel borgo mi darà cento bolognini in rame quindi seicento bolognini per ogni carico.
Ma il Magnanimo, che il Cielo ce lo conservi, ha dato disposizioni affinché il contabile, vendendola a chi ne abbia fatta richiesta, ottenga tra i seicento e i mille bolognini a botte. Indi seicento monete contro tremila seicento a carico … Non ti pare un po’ esoso?
FRANCIACCIA: E tu per riparar a questa ‘stortura’ da strozzino cosa farai?
NONNO: Come dice il Tardo: < E ‘un è mica colpa mia se…>… Poiché nel borgo son giunti dei nuovi abitanti che han bisogni e che han qualche moneta per pagar i miei servizi. Non è vero ciò?
L’Argentieri ha bisogno di… ‘sale’ al sapore di cinghiale e al sapore di lepre et anche di qualche botticella di vino buono. Che ber dell’acqua, seppur d’ottima fonte, fa intristire sia il cinghiale che la lepre… Ricordando, un dotto detto, detto dall’Hermete:
Se ogni cibo che mandi per il gozzo
Tu lo inzuppi con onde fresche e chiare
Il tuo stomaco agghiacci come pozzo
Se vuoi goder di buona digestione
Dà un calcio al secchio e attaccati al boccione!
Vorresti tu, donna, sconfessare la sapienza dell’Hermete?FRANCIACCIA: Lungi da me quest’ipotesi, indi tra le botti piene d’acqua ce ne sarà una piena di vino, nevvero?
NONNO: Tu sei malfidata, donna!
Per di più, come ordinato dal Feudatario in persona, due botti al dì vanno consegnate al castello, due botti son destinate alla casa della Curia ove han preso ad abitare alcuni chierici che stan rifinendo le stanze per l’arrivo di un Giudice dell’Inquisizione… E poi vi son altre due botti che vanno a quella casa di mattoni rosa ove verrà ad abitare una Nobildonna conosciuta dal Murtp che si porta dietro due… nipotine.
Indi, e non faccio commenti che li ha già fatti il Tardo, ogni giorno io dovrò fare il primo viaggio da fonte della Capra al borgo con sei botti su cui probabilmente non prenderò nemmeno una moneta di rame…
E’ un bel modo per aver acqua fresca in cucina e far bella figura con il prelato e con le… ‘nipotine’… Tanto la schiena me la fiacco io a spinger sul carro le botti piene e a scaricarle ove son attese… Non trovi giusto che qualcuno ripaghi il mio sudore?
FRANCIACCIA: ’ fettivamente lui fa il ‘grande’ e tu lavori… E, così, per pura curiosità quanto guadagni da una botte da 24 corbe ripiena di vino?
NONNO: Diciamo mille carlini e mi faccio un cliente che ‘ritornerà’ da me…
Ed or, finite le ‘fiabe’ per bambini passiamo alle cose serie….
Mi son proposto al Feudatario Murtp, che ne ha di bisogno, d’andar a Bologna per far fare e comprare un mantello in lana follata con ricamato il suo stemma a tre colori…
Già… quel pesce ‘ vampiro’ però poi m’è venuta un’idea quando il Tardo ha osservato che qui in zona vi son molte donne che filano la lana per i loro abiti, Egli ha indicato la Lena come abile filatrice … Ed io son sicuro che ella sia brava, ma che lui le abbia dedicato, sicuramente, uno strambotto…
Ed allor mi domando e ti domando se trovassimo altre cinque o sei filatrici potremmo rifornirne la Marolda , moglie di Filippo, che sa lavorare al telaio?
FRANCIACCIA: Quindi in cambio del filato vi sarebbero monete da trasformar in carne e pane per la gente qui in zona… E per la follatura?
NONNO: E, qui come si suole dir talvolta: piove sul bagnato…
Proverbio da non dir al Feudatario che starà ancora starnutendo per la pioggia che s’abbuscò…
Il Tardo, per un ‘cervello fino’ di Bologna, è andato a Firenze e ne è ritornato con un fascio di strambotti che, come ben sappiamo, userà per far crescere le corna a molti consorti… ‘disattenti’… Ha poi un paio di ‘cartoni’ di un magnifico pittore che vedremo di vender a qualche signorone per abbellire la su’ nova casa nel borgo. In più ha alcuni disegni di un genialoide fiorentino…
E, quando si dice la fortuna, tra i disegni v’è una ruota ‘a cucchiai’ da far smuovere dall’acqua di un torrente…
FRANCIACCIA: Ma quelle ruote da frantoio o da mulino non son certo una novità, ma son ben visibili anche agli occhi del Moro…Quindi il falegname, o chi per lui, vi dovrà pagare tasse e balzelli…
NONNO: Questa è affogata orizzontalmente tutta nell’acqua ed è una vera ‘semplicissima’ genialata! Per vederla, pare, bisogna caderci dentro… Un meccanismo a cinghia silenzioso e poco visibile porterà il movimento verso una rullo fornito di martelli che batteranno la pezza per la follatura.
Indi il consorte della Marolda, il Filippo falegname, potrebbe approntare, nel segreto del bosco, una macchina per follar le pezzi di lana, smossa da quel piccolo rio che scorre dietro la sua dimora.
Ad incoraggiar questa avventura c’è che nel borgo sia giunto un sarto, tal Giustino, che ha acquistato una casa e la sta facendola mettere a posto…
Io gli fornisco acqua di fonte tutte le mattine e ho saputo che egli intenda cominciare la sua attività producendo mantelle follate per uomini e per donne… Si dovrà procurare grandi quantità di pezze già pronte…
FRANCIACCIA: Indi il lavoro ed il guadagno delle nostre filatrici aumenterà… Occasione da non sprecare che l’inverno sarà duro, come sempre per l’invero…
M’immagino, ovviamente, che tu provvederai al trasporto delle pezze fin dentro il borgo…
NONNO: E’ un duro lavoro, lo so… E, talvolta, anche periglioso… Ma qualcuno dovrà pur farlo, non credi? Eh, lo so… lo so: io ci ho sempre avuto la vocazione…
Allora mi trovi cinque o sei buone filatrici? Meglio se son molto brave che ottengano un filato doppio, o triplo così robusto da accontentar il feudatario e gli altri danarosi clienti…
FRANCIACCIA: Son sicura di trovar ciò che ti serve… Ma toglimi una curiosità, è proprio vero che ieri, illo, s’è fatto cogliere da quell’acquazzone avendo addosso un mantello di seta foderato di coniglio? Ah…E quand’è entrato nell’osteria della Volpe, alla Santona, era più fradicio di un pulcino immerso in una tinozza? …
Se seguita così il Cielo non ce lo conserverà a lungo che un’infreddatura se la becca e senza le erbe medicamentose dell’Andromeda correrà il rischio di abbandonare il suo feudo…
NONNO: E’ ‘un ne mica colpa nostra se è un po’ presuntuoso, borioso e… stupidotto?...
Ah, senti Franciaccia, il tu’ sesto figlio, il Guidotto, è sempre a bottega del fabbro Vulcano? Si? Bene, bene…
Ieri sera, dopo i Vespri, all’osteria del Cinghiale alla Santona c’erano il Gatto, il Viscido e il Tonto che è risaputo lavorino per il Feudatario, ma anche per quel prelato importante che verrà ad abitare al borgo di Murtp nella Curia … Infatti erano con un chierico, appena arrivato da Forlì, che chiedeva informazioni poiché gli abbisognano due grossi lucchetti di ferro di quelli che si usano per chiudere le cassapanche rinforzate in metallo.
Il Viscido l’ha indirizzato dal fabbro Vulcano, e quando il Gatto ha chiesto dove l’uom di chiesa abbia la cassaforte, il chierico, stimolato da alcuni boccali di vino, ha solo detto che le casse saran due e che i lucchetti dovranno esser veramente robusti che dovranno difender il corredo di candelabri, ostensori e calici in oro, argento e pietre preziose da usar nella chiesa romanica che v’è nella piazza della cisterna…
FRANCIACCIA: Richiesta usuale, mi pare, ove si abbellisca una chiesa quasi abbandonata…
NONNO: Già, pole esser… Ma ci sono due ‘ma’… Nella chiesa e nella Curia, al momento, non vi sono casse di legno robusto rinforzate con bandelle di metallo…
E ne siam sicuri che l’abbiam domandato al capomastro Franchino che sta lavorando nella Curia e che ha fatto spazzar e lavar a modo il pavimento della chiesa romanica.
Indi si pole pensar che le casse verranno, piene di preziosi, trasportate nel borgo venendo da fuori… E i due lucchetti impediranno a chi le trasporta di guardarvi dentro e di prendersi di soppiatto qualche ‘ricordo’…
Noi pensiamo che Vulcano farà i meccanismi dei lucchetti e lascerà ad un giovane lavorante di bottega, diciamo il Guidotto, l’incombenza minore di fare due chiavi per aprire e chiudere i meccanismi…
FRANCIACCIA: Credo proprio che andrà così, anche se il Guidotto è già in grado di far meccanismi complessi… Indi a te… a voi… Cioè: a noi servirebbero due copie di quelle chiavi… Potrebbe esser molto pericoloso specie se uno dei militi del feudatario dovesse assistere al lavoro del fabbro…
NONNO: Potrebbe essere, ma per quale motivo dovrebbe accadere ciò? Guidotto mi pare ben preparato a tener la bocca chiusa e a guardarsi d’attorno e ad interrompere il lavoro di ‘copiatura’ se vi dovesse esser del pericolo per lui medesimo…E, poi, quelle due chiavi gli verrebbero pagate in grossoni d’argento bolognesi…
Intanto il Tardo, truccato da parer ustionato in faccia ed orbo da un occhio, sta seguendo da presso il Gatto, il Viscido e il Tonto. Se appena gli sarà possibile allontanerà il Tonto dagli altri due, gli offrirà del vino e vedremo cosa ne verrà fuori…
FRANCIACCIA: Una di queste volte ci finirete nei guai e guai grossi…
NONNO: Per due chiavi in metallaccio? Non ti pare d’esagerare? E non farmi ripetere: anche questo è un lavoro duro, lo so, ma…
FRANCIACCIA: Ascolta birocciaio il mi’ ottavo figlio, Brunetto, mi stava portando della carne di selvaggina da ‘lavorare’ e da metter sotto sale quando, nella via Francigena ha visto una carrozza con una ruota fuor dall’assale.
Vedendo che v’era una piacente monna che dava consigli al goffo consorte e al vetturale legò l’asino dietro dei cespugli, e spavaldamente andò a chiedere se avessero di bisogno. E mentre con un ramo sollevava la carrozza affinché i due rimettessero la ruota nel perno lui s’ingegnò a corteggiar la monna recitando uno strambotto che aveva sentito dir dal Tardo…
Per farla breve imparò che, essendosi fatto tardi ed incombendo il tramonto ella con il consorte si sarebbe fermata all’osteria Al Chiacher ove vi son due camere da letto per i viaggiatori.
Brunetto vi si recò, dopo la carrozza, e fermatosi trovò l’occasione di ripeter le rime birichine alla monna e… ne ebbe un gran sollazzo… Che l’esempio del Tardo stai contagiando la zona?
NONNO: Par di si, Franciaccia… E ciò mi fa venir in mente che il Tardo mi abbia detto che un dì in Firenze un ricco commerciante tal Giovan Francesco Venturi, motteggiando in lungarno con Lorenzo de Medici di dame ebbe ad esclamare ad un amico presente:
< Io non haveva mai havuto niun rimpianto per questa, o quella dama… > A ciò l’amico, forse sentendosi coglionato ribatté:
< Con ciò intendi dire che non t’è rimasta la voglia di niuna? >
< No, non havvi niun rimpianto che non se ne fusse già cavata la voglia il Lorenzo.>
Perché come tu sai il Lorenzo è ben ricco, potente, ma sa comporre poesie e strambotti…
E se ricorre a ciò il signore di Firenze ben lo può fare, con soddisfazione, il Brunetto…
Ora men vò, ma aspetto tue notizie per le filatrici e per le due copie…
< Casa dai mattoni rosati POLLICINI: Vedo che anche la vostra abitazione è quasi terminata, con camini in mattoni che riscaldano la sala e le camere da letto… Un vero lusso, ve lo posso garantire che rende la casa veramente ospitale anche quando fuori nevichi o tiri la tramontana.
< Immagine Helena De’ Prati HELENA DE’ PRATI: Ho fatto mettere una stufa a legna anche dentro quella piccola stanza dov’è una grande tinozza di rame foderata in legno per permettere a me e alle due ragazze di prendere dei bagni caldi che quassù il freddo non deve scherzare… Ma io tengo molto al benessere delle mie nipoti.. Ho chiesto al contabile di far riempire la cantina di legna da bruciare nei camini e di procurami dei profumi adeguati a noi donne.
Intanto, per l’interessamento del Feudatario ci arrivano due botti al giorno d’acqua di fonte… Che la mia cuoca usa in cucina oltre che per riempir la tinozza… L’acqua di fonte vien consegnata anche a voi, nevvero?
POLLICINI: Si, anche a noi giunge dell’acqua, ogni mattina…
Ma ora veniamo al nostro impegno, monna… Domattina il fabbro ci consegnerà due lucchetti robusti e noi, con la mia carrozza con tiro a quattro, scenderemo verso Faenza dove incontreremo il luogotenente Urso a cui son destinati i lucchetti.
Probabilmente il contabile dell’armata del Duca di Calabria ci vorrà incontrare e penso che noi potremo riprender la strada per isto borgo l’indomani…
Mi farò scortare da quattro chierici a dorso di muli, non son grandi combattenti, ma basteranno a dissuader qualcuno di farci ingiuria, e da non dar troppo nell’occhio… Il vetturale ed il valletto, invece, son ex mercenari abili con la balestra e la daga.
HELENA DE’ PRATI: E, sulla via del ritorno, per un certo tratto, avremo la scorta degli uomini dell’Urso… Chi volete che cerchi di fermare una carrozza scortata che in caso di pericolo avanzerebbe velocissimamente?
HELENA DE’ PRATI MEDITAZIONE: Come dice il Feudatario tu si’ un succhiatore d’incenso ! Se com’è giusto che sia tu abbia qualche timore per il viaggio che andremo a fare potevi farti dare una scorta del Feudatario… Gente come il Gatto, il Viscido e il Tonto… Non saranno leoni con la daga o la lancia, ma sicuramente son meglio dei tuoi quattro chierici che, m’hann detto, son stati capaci di colpire, con dei grossi rosari di legno, tre avvinazzati…
Ma se tu affronti il rischio d’incontrar una banda di ladroni tra questi boschi devi aver un tuo tornaconto che ti fa rischiar la pelle… Oppure tu stimi che, essendo un cornacchione dell’Inquisizione, i malnati ti si gettino ai piedi chiedendo misericordia?
Io, comunque, a tua insaputa ho incaricato il Viscido, convinto con quattro fiorini d’oro, e i suoi due compari a far la scorta alla tua scorta… E spero che come ho sentito dir da una delle ragazze, la Nicoletta, riportando il detto di un bel tipo: < Se un satiro ingrifato non ci mette il pene… ci può andar di lusso! >
E tu, cornacchione, che ti ripari dietro un crocifisso d’oro e gemme che ti potrebbe invece costar la gola, non sai che io ho assicurato alla mi’ coscia destra, ho uno stiletto con lama d’acciaio spagnolo che può sconsigliar anche un satiro ingrifato a metterci il pene che se lo vedrebbe mozzar d’incanto… E ti posso garantir che un paio d’omini l’hanno assaggiato alla gola ed or non ne possono più testimoniare…
< Casa dai mattoni rosatiFEUDATARIO: Buonasera monna De’ Prati ho ricevuto con estremo piacere l’invito al vostro desco per la cena d’ista giornata… Già, non sono in piena forma che ieri m’abbuscai un diluvio sul groppone in mezzo a questo maledetto bosco dove m’ero recato per colpire un succulento cervo, che gli impegni di governar il mio feudo mi succhiano tutte l’energie e mi fanno sentir già vecchio anche se il sangue mi scorre vigoroso nelle vene..
HELENA DE’ PRATI: Posso chiamarvi ancor Horonzo, come facevo quando c’incontravamo nella vostra tenda da capitano? Me ne compiaccio.. . Ordunque se mi lasci usar un detto franco l’attività, in cui eri impegnato seco me mi dimostrò che gli anni passati ad andar in sella e a menar lancia e daga non avessero certo fiaccato la tua vigoria e non posso certo creder che due mesi ti possano aver ridotto ad un uom maturo che inizi a sentir scricchiolare le giunture…
Sicuramente vi son le preoccupazioni per le donne, i bambini, i vecchi e gli uomini che si son disposti sotto di te e da te attendano sicurezza e benessere.
FEUDATARIO: Cogli nel segno, Helena, come solevi fare quando mi frequentavi come capitano di ventura. Ebbene si, e non ne posso certo parlar con Lupo o Jago che son poco più che degli infimi luogotenenti capaci si di muover la daga, ma non certo atti a dar consigli su le cento e cento cose che il mi’ incarico richiede…
Ed anche il Pollicini, che mi si dichiara ‘alleato’ e d’avermi raccomandato per l’incarico che or ricopro, me lo sento… me lo sento come un avvoltoio sulla spalla che stia spiando un momento di mia debolezza per infiggermi una coltellata nella schiena…
HELENA DE’ PRATI: Mi pare che ora tu esageri e, da donna, posso dirti che elli ha sicuramente degli interessi suoi personali… Che so… Divenir Giudice dell’Inquisizione in una grande città dove potrebbe perseguire chi pecca e fa offesa al Cielo Beato… Che son sicura non esiterebbe a mandar qualcuno al rogo e da un suo discorso ho compreso che elli conosca il Savonarola di cui condivide la speranza di poter condannar l’operato del Duca di Firenze, il Medici, che incita dei poveri pittori a dipinger donne invece che a far pale d’altare con Santi e Martiri beatificati.
FEUDATARIO: Potresti aver colto nel segno…Se il Duca Alfonso di Calabria sbaragliasse i fiorentini, che si son stretti attorno al Magnifico quand’è arrivata la scomunica papale, il Lorenzo dovrebbe abbandonar Firenze e il Savonarola, con la benedizione del Pontefice, potrebbe mettere in ‘riga’ i fiorentini che amano troppo il bel vivere… Già, ma allora dove ‘ guarda’ il Cornacchione?
HELENA DE’ PRATI: Mi par anche troppo facile risponderti: egli punta in simil guisa alla signoria di Bologna guidata da Giovanni II di Bentivoglio… Ti rammento che la città di Bologna è nei territori di proprietà del papato e per un accordo con il pontefice Niccolò V si permise al comune prima e alla signoria poi di gestirsi quasi autonomamente… Il Giovanni è molto amico del Lorenzo tant’è che quando, poco dopo la Congiura dei Pazzi, il Legato Pontificio gli ha chiesto di spostar armati sul confine fiorentino egli ha preso tempo osservando che l’esercito bolognese costituito, come ai tempi del comune, da cittadini non è pronto ad affrontar dei mercenari…
FEUDATARIO: Ma i pochi mercenari che il fiorentino ha al ‘soldo’ stanno pugnando nell’aretino e contro i senesi…
HELENA DE’ PRATI: Ed infatti ista ha da esser una scusa per rassicurar il Lorenzo che non avrà ingiurie dal Giovanni che, a quanto si dice, è quasi un amico del Magnifico…
FEUDATARIO: E il mio, pur, piccolo feudo vien ora a scompaginare la cosa… Hm… Per far ciò avrò bisogno di molte, molte monete d’oro e d’argento per assoldar mercenari con i quali occupar immantinente i torrioni e le case fortificate che sono in zona per sbarrar la strada a dei militi bolognesi o fiorentini che venissero a reclamare ciò che han lasciato sguarnito… E il Cornacchione ha promesso che io sarò ‘servito’…
HELENA DE’ PRATI: Or rivedo in te quell’uomo che ‘ruggiva’ nella tenda disponendosi alla pugna del giorno appresso… Ma or cessiamo di parlar di lavoro e di tristezze e facciamoci allegri con del buon cibo e del buon vino… Grazie al lavoro di un birocciaio intraprendente m’è stato consegnato un capretto farcito con salsa imperiale e un polpettone di vitello fatto a forma di stella decorato con pinoli e pistacchi e circondato di polpettine di mortadella grattugiata. La Binta che mi lavora in cucina li sta passando al fuoco del camino ed or comincerà a servirci il cibo…
FEUDATARIO: Bisognerà che mandi il mio cuoco, capace solo di far zuppe di fave, a scuola dalla tua Binta… Ma scusa la mia curiosità hai accennato al lavoro di un birocciaio.. Cioè?
HELENA DE’ PRATI: Non v’era tempo per acquistar un capretto ed un vitello, ma costui, quando glielo chiesi mi disse che avrebbe portato le cibarie già pronte e che andassero finite di cuocer o di scaldare… Credo provengano dal bolognese…
FEUDATARIO: Lasciami indovinare è un uom con un pizzetto candido e l’aria da furbetto? L’immaginavo e non posso nemmen prendermela troppo con illo per due motivi: ora cenerò con gran piacere seco te mangiando come un signorone nella sua signoria.. E che elli sta usando un lasciapassare che io stesso gli ho firmato…
HELENA DE’ PRATI: Indi su queste carni e sul vino illo non pagò gabella… Ecco perché m’ha fatto un prezzo esiguo anche per le due botticelle di vino… Ed or non puoi dirgli nulla che ista roba rende piacevole la serata…
< ... e intanto il tempo scorre...FEUDATARIO: Hm… Visto che non potrò giacer con te che dovrai partir prestissimo con il Cornacchione dammi un’idea per rispondere al quesito che elli mi ha posto… Vorrebbe ch’io emettessi un’ordinanza, valevole su tutto il feudo, per una prohibitione ai preti e ai chierici affinché non giochino a dadi nelle osterie… Ordinanza, che io ho da creder egli sta copiando dal Savonarola per riportare le sue pecorelle smarrite all’ovile della dignità ecclesiastica… Or a me par una cavata d’ingegno che un prete, per quanto lo ritenga un mangia pane ad ufo e un insidiator di donne maritate, in questi territori, nel dopo cena e specialmente nella brutta stagione, non abbia che questo misero sollazzo…
HELENA DE’ PRATI: Dagli la risposta che Cosimo de' Medici, padre della patria, avo del Lorenzo, richiesto dall'Arcivescovo Antonino di bandire la prohibitione che voleva fare che i preti non giocassero. Il Cosimo disse: “Cominciate voi, Arcivescovo, a fare un po' prima da voi che non mettano cattivi dadi.”
E, ovviamente, la grida venne sospesa… Ma or devo andar a coricarmi…
FEUDATARIO: Resta inteso, senza fallo, che ciò che abbiam in sospeso noi due verrà ripreso e portato a termine quando tornerai in questo borgo e provvederò io a trovar luzzo, gambari e vino franciese e spagnuolo … A patto che sia la tua Binta a cucinar mentre sarà il già noto lestofante a trasportar gli alimenti… Buon riposo Nobildonna Helena De’ Prati….
< mercenario detto "Gatto"GATTO: Ma quello che esce dalla casa dai mattoni rosa non è il capitano Murtp?
VISCIDO: Se t’udisse ce non lo chiami feudatario ti potrebbe prender anche a calci nel deretano!
TONTO: Dov’è che lo prenderebbe a calci?
< mercenario detto "Viscido "VISCIDO: Sul deretano per avergli mancato di rispetto
TONTO: Non ho compreso: dov’è che lo prenderebbe a calci?
VISCIDO: Sulle chiappe, sulle chiappe!
GATTO: Si, lo percuoterebbe con dei calcioni sul cul… T’è chiaro, ora?
< mercenario detto "Tonto "TONTO: Tu, Gatto, ci prenderesti dei calci sul cul, ma lui ‘un n’è più quello che stava nell’armata che stasera non ha avuto certo il tempo di far fare la ‘rana’ alla bella Helena…
Ch’io sarò tonto, ma certe cose le capisco al…volo
COLOPHON SULL’EPISODIO A CURA DEGLI AMANUENSI CHE RICOPIANO QUESTE ISTORIE:
La narrazione dei vari episodi che fin qui ha avuto un ‘taglio’ scherzoso e quasi irridente or prende una piega più seria e, pur non conoscendo come proseguirà, si consiglia alle gentili e piacenti lettrici e ai tremebondi lettori di avventurarvisi con cautela che il periodo non è dei più pacifici e i viaggiatori in carrozza dotati di monili d’oro potrebbero subirne ingiuria grave.
Gli Autori A.B.C. temono, in special modo, per il succhia… per il cornacch…insomma per il prelato che sfoggia una catena piatta doro massiccio ed una croce impreziosita da alcune ametiste di gran valore.
Meno timore hann per la nobildonna che, stando ai suoi pensieri e all’acuminato stiletto serrato all’affusolata coscia, ci pare più una ‘buona donna’ non avendo esitato a sgozzare due tizi.
E non si dimentichi che ella usa due sue ‘nipotine’ per accontentar qualche potente…
Pur non essendoci confrontati con il giudizio, fino ad ora, del Tardo, essendo egli un po’ rozzo, supponiamo che potrebbe suonar come: < Buona donna?... Si, da strada >
Noi amanuensi ci dissociamo con fermezza da questo commento vilmente ed inequivocabilmente maschilista! Che siam nel 1478, mica nella preistoria!
In fede, gli amanuensi tutti.