EPOPEA del FEUDATARIO
Horonzo MURTP
3 Istorie
TASSA SUL FILATO
TASSA SUL FILATO
< Sala castello del Murtp
<Luogotenente LupoLUPO: Devi aver cose di somma importanza, contabile, per venir a disturbare il nostro pasto!
JAGO: Se così non fosse vi sarà la frusta, per lui!
JAGO: Se così non fosse vi sarà la frusta, per lui!
MURTP: Avanti, contabile, avanti! E che sian solo buone nuove, o ti slegherò addosso i cani... Che oggi ho fallito il colpo di lancia contro una grossa lupa che da alcune notti ulula a disgrazia accanto al mio castello ... E con il suo verso, oltre a destarmi nel cuore della notte, par annunciar rotture di maroni! Orsù, dicci…
CONTABILE: Eccellentissimo, ho il piacere d’informarvi che, in questa settimana, son stati raccolti 1800 fiorini in oro, 256 ducati veneziani, 935 grossoni in argento e 5000 carlini in rame per i nuovi affitti delle abitazioni nel borgo, che s’assommano ai dazi e alle gabelle riscosse.
LUPO: Ma di che ti bei, inetto mangiapane a ufo? Per quei quattro denari? Lo sai che il nuovo Feudatario abbisogna di molti denari in più e che i lavori al castello son lungi dall’esser terminati?
E i mastri muratori, ladri patentati, or che devon riattare anche la casa dove verrà ad abitar quel succhiator d’incenso voglion 400 fiorini al giorno?
CONTABILE: Faccio ciò che posso… Il succhiator d’inc… Il prelato ha mandato, seco me, un sarto, tal Giustino con consorte e due figli. Costui, istruito da quello che voi nomate Cornacchione, ha chiesto d’acquistare la casa in pietra, al piano basso, e in legno, al piano superiore, in quella via che vien detta delle Pecore. Non vi sarebbero molti lavori da fare per riattarla ed io gli ho fatto un prezzo, quasi uguale a quello da voi stabilito per il Cornc… per il prelato…
E’ ben vestito con panni caldi e tessuti follati che resiston alla pioggia e deve avere, oltre alla borsa ‘grassa’ che ha in cintura, una qualche cassetta di monete infatti ha pagato, senza batter ciglio, dandomi monete bolognesi, fiorentine e veneziane. Oro e argento, insomma…
Ho specificato che l’acquisto rimane sospeso fino a quando voi non l’avrete approvato ed apposto la vostra riverita firma in calce alla pergamena…
MURTP: Hai fatto poco più che il tuo lavoro… Ed io. che son sommamente magnanimo, gli permetto di abitar nel mio borgo. Ma cosa intende fare qui?
CONTABILE: Mantelle spesse per coprir la gente or che l’autunno e l’inverno sono alle viste.
E, a quanto ha detto, cucirebbe corsetti, camiciotti, calze e quant’altro serva per vestir un uomo con disponibilità di monete nella borsa dei denari. E la consorte fa ugualmente con gli indumenti che servono alle donne…
LUPO: Hm.. Gli abbisogneranno filati e pezze di lana e lino… Roba che farebbe venir da fuori, nevvero?
CONTABILE: Credo proprio di si… Anche se v’è nel borgo qualche donna che sa filar la lana…
Ma dubito che potrebbero farne per soddisfare un sarto cha lavori di buona lena
LUPO: Hm. E tu non gli hai anticipato che su tale merce v’è la Tassa sul Filato, nevvero?
MURTP: Proprio quello che stavo per dire io…
Basculo, se vedrai che il lavoro del sarto diviene importante, facendo entrare nel mio feudo pezze e filati in buona quantità, gli applicherai la tassa sul filato in ragione di un grossone d’argento a carro…
Ed or prima che il mio cosciotto di cervo s’abbia a freddare ti consiglio di toglierti, con passi lunghi, da sopra i miei maroni!
CONTABILE: Chiedo perdono, ma ho un’ultima cosa da richiedervi… Essendo aumentata la popolazione entro le mura fortificate del borgo v’è bisogno d’acqua, ma la cisterna vien svuotata per permettere ai muratori d’entrarvi a stuccarla e ripienarla, poi, di ciottoli e ghiaia acciocché filtrino l’acqua piovana…
MURTP: Cosa vuoi che me ne cale, a me, se manca l’acqua? Chi ne ha bisogno andrà verso la Santona e farà scorta a suo piacimento a qualche fonte… Non tediarmi, che mi hai fatto innervosire, Briscotto!
CONTABILE: Avevo pensato, feudatario, che fareste una buona figura, specie con chi viene da fuori, se, finché la cisterna ‘alla veneziana’ non sarà riattata, si fornisse, a chi ne farà richiesta, di un rifornimento d’acqua, portata in botti… Si potrebbe prendere, ad esempio, dalla fonte della Capra, che è acqua buona e cristallina.
LUPO: Hm. Intendi dir che faremmo pagar l’acqua fresca a chi ne richiede? … Pole esser interessante, capo, non trovi?
MURTP: Proprio quello che stavo per comandare… Ohé, Brischino, tutto a me devi far fare?
Mai che tu risolva un problema senza stracciarmi i maroni…
Trova un birocciaio e forniscilo di un lasciapassare per portar botti piene d’acqua al borgo… Due o tre botti saranno per il mi’ castello , sennò finisce che il cuoco metterà le fave a mollo nella melma che v’è sul fondo della cisterna…
Ah… Diciamo che ogni botte da 24 corbe verrà pagata la birocciaio cento bolognini in rame e deve esser venduta a mille bolognini in rame… Datti da fare a tener una lista scritta dei clienti e della distribuzione, mangiapane a ufo!
Ah… un'altra cosa: al Cornacchione e alla Nobildonna De’ Prati, che prenderà alloggio nella casa dai mattoni rosati, l’acqua sarà gratis et amore dei… Accidenti a loro!
Ed ora, cascasse il cielo, toglimiti d’innanzi, Bruscolo!
CONTABILE: Or men vò, ma io , feudatario, mi chiamerei sempre Brigalia…
MURTP: Già te lo dissi: chiamati come ti pare, ma ora togliti dai miei maroni!
< allegoria sul tempo che scivola oltre...
< Immagine concubina destinata al Feudatario CONCUBINA: Eccellentissimo, or che avete ben pranzato, vi precedo al talamo... Non fatevi attender troppo mi raccomando...
MUSTP: Voi due, miei tirapiedi, ben vedete che vi son, or, altre faccende che richiedono la mia attenzione.
Conto che, voialtri, riuscirete a gestir per il pomeriggio gli affari del borgo, anche con le nuove rogne che scoverà il contabile…Così non fosse mi vedreste adirato e qualcuno assaggerebbe il mio staffile! A domani, ignobili cialtroni!
< sala ove lavora il Contabile CONCUBINA: Buon lavoro mastro Contabile.. Vi ricordo i miei bisogni che mi servon dei profumi dolci, che faranno felice il Feudatario...
CONTABILE: I vostri bisogni sono in cima ai miei pensieri, madonna. Provvedo immantinente…
CONTABILE PENSIERO : Saprei io quali vostri ‘bisogni’ accontentare che seppi da quale osteria provenite e che qualcuno, laggiù, vi descrivesse come < approdo per mille navi e mille marinai >
MURTP: Fingi di lavorare, fellone? Bada d'incassare i denari dai tirchi veneziani per l’argento che quello che diam loro è il miglior argento su piazza!
Apri le orecchie e datti da fare che dobbiam trovare qualcun altro cui venderne.
Non batter la fiacca, com’è tuo costume! Mi sto domandando se, dopo un paio di giorni nelle mie segrete, ti troverei più solerte?
CONTABILE : Farò oltre il mio meglio, feudatario…
CONTABILE PENSIERI: Va bene che tu sia un cialtrone borioso cui tutto sia dovuto, ma trattar sempre a sterco in faccia chi ti serve potrebbe arrecarti danno. Non il credi?
Io, intanto, i 5 lingotti che ho comprato dal Viscido li ho venduti alla Zecca bolognese a maggior prezzo di quello pagato dai veneziani. E come dico a Bologna: < Va' mo' la >
Strambotto ritrovato dallo Jago in un osteria vergato su una cartaccia con grafia incerta
Dondo..qua, Feudatario, dondo..là
Delle tu' minacce son già stucco,
sappi ch’io dalla tu botte spilli.
e tu credi di tenermi a badalucco
ma c’ hai in testa solo grilli.
i tuoi richiami son ‘billi billi’
Se con isto strambotto ti fò ingrifare diventi un bucero
ed io men vo’ in solluchero.
O ti meno pel tuo feudo
o ti meno pel tuo naso
et orsù dondo..qua, Feudatario, dondo..là
sappi ch’io dalla tu botte spilli.
e tu credi di tenermi a badalucco
ma c’ hai in testa solo grilli.
i tuoi richiami son ‘billi billi’
Se con isto strambotto ti fò ingrifare diventi un bucero
ed io men vo’ in solluchero.
O ti meno pel tuo feudo
o ti meno pel tuo naso
et orsù dondo..qua, Feudatario, dondo..là
CONSIDERAZIONI SULLO STRAMBOTTO A CURA DEL DOTTO HERMETE
Il rozzo strambotto abbisogna di alcune puntualizzazioni
Spilli = assaggiare ripetutamente da una botte di vino
Badalucco = passatempo o trastullo
Billi = gioco di birilli o verso per richiamare i polli al mangime
Bucero= che ha le corna di bue
CONSIDERAZIONI DEGLI AUTORI A.B.C. SUL MEDESIMO STRAMBOTTO
Ci appare rozzo, quasi infantile, ma che ha un unico scopo: coglionare il Feudatario invitandolo a ‘dondolare qua e la ' che, parer dell’autore C., sembra volerlo ‘inviare' ad un certo paese…
Il presente episodio è supportato pecuniariamente:
da CASA DI COMPAGNIA per poter avere al fianco piacente giovine per scambio di chiacchiere, motti di spirito e altro ancora d’innanzi ad un camino acceso mentre fuori piove a dirotto.

da RIME SPARSE di Autori Vari raccolte nel libro qui illustrato.
Tra le altre vi son riportate le rime di Agnolo Ambrogini detto il Poliziano
Annotazione a cura di A.B.C. Autori Bipolari Cenciosi
L'ALDESIRA E LA SCUOLA SALERNITANA
L’ALDESIRA E LA
SCUOLA SALERNITANA
< Aldesira ALDESIRA: In questo librone vi son molti insegnamenti,
‘un v’è che dire, ma leggendoli a modo mi par che qualcuno si prenda trastullo
nel coglionarmi, dotto Hermete…
< il dotto HermeteHERMETE: Non
so a quale insegnamento fai riferimento…
ALDESIRA:
Per esempio a questo intitolato <
Delle Vivande Nutritive > ove v’è scritto:
Se
povere ti sembra
Aver
di pinguedine le membra
Inghiotti
farinacei.
Porcine
carni e dolci
e
midolli succolenti.
Fa
lavorare i denti
E
stanca la mascella
Con
giovini formaggi,
fritture
di cervella.
Bevi
vin dolce, ed apprezza ova
appena
generate,
maturi
fichi e allora t’assecura,
che
scacciata la magrezza,
debellerai
natura!
HERMETE: Principio incontestabile per debellar la
stanchezza che vien dall’essere magro e smunto… Cosa c’è che non ti
aggrada?
ALDESIRA: Se
questi insegnamenti son rivolti al ricco
signore, all’Imperatore, al Pontefice o a qualche ricco Arciabate li trovo
perfetti e degni d’esser annotati… Ma se si rivolgano anche al popolino tutto
voglio indicar che noi facciam fatica ad inghiottir farinacei che, da quando è
giunto il feudatario con i suoi dazi e le gabelle, il pane costa quanto una
perla!
E
al posto della farina v’abbiam fave
tritate, miglio e qualche castagna schiacciata…
Lasciam perdere le porcine
carni che dovendo pagar dazio anche sulle ghiande i porcelli son magri e
stenti. Un anno fa con un grasso porco ci sfamavo per un mese il mi’ consorte e
i mi’ tre nipoti, che mangerebbero anche le lucertole!
Sul
mi' desco son anni che 'un si vedono midolli succulenti e fritture di cervella…
Le
mi’ tre caprette, con la poca erba che vado strappando ai bordi del bosco, mi
permettono di far qualche forma di formaggio che andrebbe rimpolpato con delle
noci… Ad avercele!
Di
bere del vin dolce ne facciam la voglia che con le gabelle un boccale costa
quanto un pollo pronto per la pentola del brodo.
Altro
che scacciar la magrezza e debellar
natura!
Qui
si va' avanti con zuppe d’erbe selvatiche allungate con l’acqua… E non certo quella che vien su dalla
cisterna, ora che i muratori stan rimuovendo la fanghiglia che v’è sul fondo…
HERMETE: ‘ fettivamente e tu ‘un hai torto... Si vede
che le regole riportate si indirizzino a chi ben si nutre e può mangiar a
sazietà…
ALDESIRA: Ed
io mi sento ancor più sbeffeggiata dal
sonetto < Vantaggi della sobrietà’ >
L’eccessivo
appetir di nutrizione
deh!
Fa che in te soccomba.
Scanserai
così da forte
i
vermi della tomba e
gli
orrori della morte
Però, noi, morirem di fame e stenti…
HERMETE: Tu
c’hai raccontato dell’annotazione irriverente, forse, del Tindarò a quel
grassissimo l’abate di Settimino, nevvero? Ecco i precetti della Scuola
Salernitana si adattano allo stato del pasciuto abate, come anche a quei
signoroni o prelati che ci illustrano dottamente il ben che pole far il poco
mangiar alla sera…
ALDESIRA: Io,
qualche volta, mi rigiro nel letto, ma ‘un è per il troppo mangiato o per lo
stomaco pieno: è per ‘un aver mangiato a sufficienza a cena ed aver
digiunato a pranzo…
Ma
ora spero che cambi qualcosa che la Franciaccia m’ha promesso, in regalo, due
botticelle di sale… Ma, mi raccomando illustre, isto è un segreto di noi poveri affamati…
Non
ne fate parola, Hermete!
HERMETE: Tu puoi
dormir serena ch’io non aprirò bocca su ciò che tu m’hai detto… Anche perché, e
ne son sicuro, il sale ha molte qualità… ma non toglie certo la fame e non
riempie uno stomaco vuoto…
ALDESIRA: Par
che quel ‘sale’ della Franciaccia abbia il sapor del cinghiale… E tirando fuori
la carne per pulirla a modo se ne tragga un umido da condir con fave, cicoria e
asparagi selvatici…
HERMETE: E allora buon pro’ ti faccia
cenar con il sale!
ARRIVI
ARRIVI
< Sala principale castello di Murtp MURTP: Giusto voi, succhiatore d'incenso, sentivo la vostra mancanza! Siamo di primo mattino e se voi aveste, come l’altra volta, una sacca ripiena di fagiani non sarebbe male…
POLLICINI: Siete lieto, feudatario oggi porto buone nuove. Nel carro da trasporto che è dietro la mia carrozza, vi son due cervi frollati al punto giusto per esser messi allo spiedo… Volete provvedere e consegnarli al cuoco? Veggio che la cosa vi faccia felice e me compiaccio.
V’avverto che il birocciaio è quasi venuto alle mani con un gabelliere che voleva confiscar tutto il trasportato non avendo seco me un lasciapassare…
MURTP: Mondo pidocchioso, ma tutti a me debbon capitare? E quell’impedito non ha compreso che la merce era per me? Hm… Passerà una paio di giorni alla gogna a meditar di farsi un po’ più furbo!
Ma voi avete altre notizie per me, nevvero, Cornacchione?
POLLICINI: Si, son passato a vedere come procedono i lavori nella casa che occuperò con sei chierici, due suore e tre perpetue… Se poteste affrettare la riattazione ve ne sarei grato…
E passiam a cosa più liete. Ho qui l’incarico, scritto in pergamena, con firma e timbro in ceralacca, del contabile del Duca Alfonso per duemila… Già, duemila bolzoni da balestra da approntare con solerzia acciocché, con il ritorno del bel tempo alla primavera prossima, siano disponibili e distribuiti alle truppe… Stiam parlando di 10.000 grossoni d’argento e credo che una parte di questi denari, dopo aver pagato gli artigiani, vi rimarrà tra le dita…
No, vi ringrazio del pensiero, ma a me basta di potermi trasferire in isto borgo prima dell’arrivo della brutta stagione…
MURTP: Consideratevi già nel borgo… Altre notizie, Cornacchione?
POLLICINI: Si, stavo per parlarvene… Un incisore ed armaiolo provetto, nomato Franco da Perugia
Intenderebbe porre bottega in sito borgo specie or che ha imparato che già abita qui il Gianfilippo Degli Argentieri e, come oggetto di presentazione e per goder della vostra benevolenza, v’invia questa spada, che ho pagato io…

POLLICINI Meditazione: Spada ch’io non pagai certo, vanaglorioso che ‘un sei altro. Solo di materiale vale una decina di lingotti d’argento. Ma l’armaiolo, che è amico del Gianfilippo, se n’è fatto carico poiché ha interessi a venir qui per fornir armi, armature e altri oggetti a questo invasato ripieno di tutto… purché sia solamente di se stesso!
MURTP: Per un satiro intento a sollazzarsi con una vergine! Hm.. Scusate, Cornacchione l’espressione un po’ colorita… Ma, è un arma magnifica… Lama d’acciaio spagnuolo e manico d’argento massiccio con finiture in filo d’oro… Bilanciata che par viva…
Hm…Certo che ci vuol la bravitù della mia mano per valorizzarla, però… Si, potrei anche portarla al fianco che il fodero in cuoio martellato e argento è appena decente … E costui… Come si chiama? Prando, mi pare? E cosa vorrebbe da me? Che tanto lo so già che con voi c’è sempre una contropartita, nevvero?
POLLICINI: M’offendete, Feudatario! Io son uomo di chiesa non un mediatore d’affari… L’armaiolo, che si noma Franco da Perugia, vorrebbe aprir bottega qui, magari non lontano dalla casa degli Argentieri, così potrebbe usar uno dei due forni per le opere sue… E darebbe lustro al vostro borgo, non credete?
MURTP: Bè, si,… Forse… Immagino che elli sia seco voi, nevvero? Chiamatelo ordunque senza fallo e sentirò dalla sua voce le sue richieste e valuterò se… come... quando e, soprattutto, quanto.
FRANCO: Buona giornata, ‘llustrissimo. Vi chiedo venia se v’importuno che è palese siate impegnato dai vostri molteplici e pressanti impegni, ma avendo sentito delle mirabili vostre imprese sarebbe mia intenzione, come vi avrà anticipato il chiarissimo Giudice, aprir bottega nel vostro borgo… Potreste darmene mandato ed illustrarmi quali obblighi di tasse e gabella avrei nei vostri confronti?
MURTP: Hm… Sarebbe una bottega come quelle che vidi in Firenze?... Già, già… Come avrai notato stiam abbattendo le topaie in legno marcio e gradisco… Cioè, esigo che vengan sostituite da moderne case in pietra o, al minimo, in mattoni.
Indi tu acquisterai la vecchia bicocca, verserai il dovuto al mio contabile e, coi tuoi denari, farai erigere la tua abitazione. Ovviamente mi corrisponderai una cifra, che stabilirò a costruzione avviata, come tassa per abitar entro il mio feudo ed entro le mura del borgo ove avrai la sicurtà contro le scorrerie dei ladroni e di coloro che s’ne vanno d’intorno a menar ruina e distruzione.
Ma per farti felice sappi che per un anno intiero nulla mi dovrai per le merci che farai giungere qui o che dovessi inviar altrove… Hai già adocchiato la catapec… la casa che fa al caso tuo?...
Si? Me ne compiaccio… Bene, sappi però che la squadra di capimastri e muratori che lavora nel borgo è oberata di lavori che, tra gli altri, sta rifinendo la casa per il… Come l’hai indicato? Ah, già… Chiarissimo, che mi pressa o, per dirla alla semplice, che mi soffia sul collo…
D’accordo, ti farò consegnare dal Brigliotto il mio permesso a prender dimora nel borgo e il lasciapassare per le tue merci… Però cerca di non venir a rompermi i mar… a disturbarmi per ogni piccola bagatella…

MURTP: Devo ammettere Cornacchione… Anzi, Chiarissimo Cornacchione, che il cervo arrosto con l’aroma del rosmarino, ginepro e alloro non sia niente male e questo vino toscano rosso fermo ci va a nozze…
Hm, dovrò limitarmi, che in questa sala, or che è riscaldata a modo, si sta d’incanto, ma le preoccupazioni che spettano a chi comandi, cioè a me, s’allontanino e calino nei brandelli di nebbia che escono fuori dal bosco… Valletto, un altro boccale per me ed il chiarissimo!
Ah… Sapete una cosa, succhiatore d’incenso, con qualche altra cassetta di ducati o fiorini d’oro questo buco potrebbe divenire quasi abitabile… Ed ora dovrò riprender le mie rogne… che certe ambascia non aspettano tempo … Vi devo chieder di toglier l’inco… insomma, Cornacchione, se non avete altre buone notizie o una cassetta di monete d’oro da consegnarmi, e l’ora che vi togliate dai maroni…
POLLICINI: Men vò, feudatario, rammentandovi che invierò al contabile Bragalia uno speziale, un sarto, un calzolaio ed un falegname che intendono aprir bottega in isto borgo… Tornerò, a giorni, per veder se mi fosse possibile trasferirmi nella mia casa… Vi riverisco…
POLLICINI Meditazione: Se non ci fosse di mezzo il comandante spagnolo De’ Borja, imparentato con un potente Cardinale in odor di Soglio Pontificio , con le sue cassette di ducati d’oro io ti avrei lasciato Capitano con le pezze al deretano! Ed ora so benissimo che vai a sollazzarti con quella donna che, m’è stato detto ti scaldi il letto…
Già, ben lo so, tronfia vescica di lardo e superbia, che quassù i pomeriggi e le notti son già fresche ed un bel talamo caldo rinfranchi lo… spirito del maiale grufolante…
< punto imprecisato nel bosco della Santona >FRANCO: Ho il permesso, su pergamena, di prender possesso di una casupola in legno e trasformarla in una casa in mattoni. Poiché gli artigiani muratori presenti nel borgo son oberati di lavoro ho il permesso di portarmi meco venti uomini dai miei… Avrò dimora di fianco alla casa dell’Argentieri che prenderanno a servizio cinque dei miei militi. Insomma, alla bisogna avremo venticinque uomini proprio sotto il naso dell’illustrissimo.
Credo che il messer Zefirano sarà soddisfatto. In caso di bisogno apriremo le porte del borgo ed… accoglieremo i nemici dell’ex capitano.
TARDO: Anche Messer Tuccellai in Firenze ne sarà soddisfatto, Franco e ben più dello Zefirano che l’ombra dal borgo fortificato dà fastidio più ai fiorentini che ai bolognesi...
FRANCO: Resta il fatto che a noi rimane il problema di far sponsali con i fichi secchi e le bucce delle fave… Che di soldi non v’e n’è…
TARDO: Non temere ve ne sarà, ma bisogna che i tuoi diventino muratori passabili e tu un incisore decente… A proposito il Murtp non t’ha ravvisato? Che in certe cose un satiro ingrifato ci può sempre metter il pene…
FRANCO: A parte il fatto che si suol dire: < un satiro ingrifato ci può sempre metter la coda >... No, non mi ha riconosciuto che c’eravam sfiorati di notte ai margini del lago Trasimeno …
Già e in quel momento tu ‘lasciavi’, sbadatamente, una lanterna a cera sotto un carro ripieno di polvere nera dei papalini
TARDO: Mi son sempre piaciuti i fuochi artificiali… e quelli li videro anche i nostri militi assediati a Cortona… E l’assedio fu rimandato e, infine rimosso quando un centinaio di mercenari disperati presero a scorrazzare arrecando danni ai rifornimenti dell’armata papalina…
FRANCO: Ah… Mi par sia passato un secolo ed invece si parla di men di pochi mesi fa… Così è la vita del mercenario con le pezze al culo… Ieri sotto i miei gagliardetti e oggi in procinto di far l’incisore…
Passami la fiasca del distillato…
< fuori dall’osteria La Volpe alla Santona >
< Hermete il sapiente HERMETE: D’innanzi all’osteria La Volpe che sta serrando l’ingresso, per l’ora tardissima, un tizio, un po’ ondeggiante sulle gambe, solleva una sacca da vino, ne beve un sorso e con voce un po’ incerta declama qualcosa…
BOCCALOZZO: Farmacisti, cerusici, ospitali
che rappresentate tutta la gerarchia dei mali
Io vi mando alla casa di Satano
sin che afferrar posso con la mano
di vin robusto e vecchio
un rigurgitante secchio.
Onor fò al buon vin generoso
fresco, limpido et odoroso!
E, se tale è il vino mio
a campar sarò costretto!
INFORMAZIONI SULL’EPISODIO A CURA DEL DOTTO HERMETE
Il sonetto, o strambotto, declamato dal Boccalozzo si trova tra le annotazioni della Scuola Salernitana sotto il titolo ‘ Scelta e pregi del buon vino’ anche se l’interessato l’abbia un po’… stropicciato.
La licenza poetica ‘Satano’ anziché Satana è imposta dalla ‘rima’.
DUE ISTORIE NARRATE DAI MENESTRELLI
DUE MENESTRELLI
< Osteria la Volpe al borgo la Santona
< oste soddisfatto OSTE: Mi son già accorto che il borgo di Cisterna… No, borgo di Murtp cominci ad attirar gente ed anche se v’è una sola osteria noi ‘un possiamo mica perder troppi clienti, nevvero, Nina?
‘Sti due menestrelli m’hann fatta una richiesta e non mi pare, poi, tanto malvagia…
NINA: Cioè?
OSTE: Metteremo un avviso colorato, con pennello ad olio, inchiodato fuori dall’uscio. Vi s’annuncia che domani sera, appena dopo il Vespro, due contastorie, bravi e rinomati, declameranno un’istoria accompagnandosi con il liuto e la mandola.
Ora ti diranno loro cosa faranno… Avremo curiosi che sederanno ai tavoli e consumeranno la cena et anche del vino… Quando vedremo che abbiam già incassato il giusto i due menestrelli s’alzeranno e prenderanno a narrar…
< immagine di menestrello MENESTRELLO UNO: Per iniziare abbiam pronta l’istoria della regina Dulcinea da Cipro, moglie virtuosa che vien rapita per esser resa schiava da un feroce pirata barbaresco.
Ella suggerirà al pirata di chieder al suo diletto marito un sostanziosissimo riscatto, sperando di tornar libera in breve tempo.
MENESTRELLO DUE: Ma il pirata ammaliato dalla sublime beltà di lei prende a corteggiarla acciocché ella diventi sua…
MENESTRELLO UNO: Ella, piangendo, l’implora di non disonorarla che il suo riscatto sarà ancor maggiore se ciò non accadesse. Ma vedendo che l’uomo, sordo ai suoi lamenti, intende arrecarle ingiuria con la forza si slancia oltre la murata della nave ed affoga miseramente in mare.
MENESTRELLO DUE: Esempio di donna virtuosa che preferì la morte al disonore..
NINA: Se l’acconciate bene, con suoni e intervalli d’attesa, potremmo far svuotare molti boccali di vino… Mi raccomando: nessuna allusione scurrile o gesto sconveniente che se, come credo, vi saran le donne più abbienti del borgo, e magari anche dei borghi vicini, non vogliam certo indispettirle o scandalizzarle…
< immagine Compagnia Gatto e Gatto Hm… Mi spiegate perché su questa pergamena, da affigger fuori dall’uscio dell’osteria v’è la scritta
< Compagnia del Gatto e Gatto > ?...
MENESTRELLO UNO: Perché, gentil ostessa, voi vedete qui una ‘volpe’? Noi campiam suonando e raccontando istorie e non abbiam trovato la maniera di prender ‘soldo’ in una qualche signoria…
MENESTRELLO DUE: Anzi, ove v’abbiam provato, c’è stato fatto comprender… Anzi c’è stato detto a chiare lettere che avremmo fatto meglio a… toglierci d’intorno dopo la rappresentazione.
Ed per ciò che andiam raminghi di borgo in borgo… Isto è il triste destino della Compagna del Gatto e Gatto…

MENESTRELLO DUE:… rammenterete ciò che or io vi vò dicendo, uom indegno di tal nome. Non vedeste in me la risolutezza assoluta di resister alla vostre sordide brame? Non reputaste i miei accorati lamenti esser degni d’esser ascoltati e confortati? E allor non restami che gettarmi nelle braccia, più misericordiose del Ciel Alto e Beato!
MENESTRELLO UNO: E con uno slancio improvviso l’onorata ed onorabile Dulcinea da Cipro si slanciò oltre la murata della nave e nei flutti subito scomparve. Mentre al pirata, che s’era proteso per afferrarla, non rimaneva in mano che un lembo della sua veste…
OSTE sottovoce alla Nina: Con le lagrime di voi donne ci laviam il pavimento
NINA sottovoce all’oste: Mai una volta che tu appaia sensibile, nevvero?
OSTE sottovoce alla Nina: Comunque sia è il momento di far un giro tra i presenti con le brocche ripiene del buon vino che la commozione e le lacrime vanno ripianate con qualche sorso…

MENESTRELLO UNO: Monne e messeri la Compagnia del Gatto e Gatto non può lasciar tutti voi con il magone in gola per questa novella pur che sia di un allievo del Boccaccio ed allor se ce ne date il destro vi narrerem della disavventura occorsa ad un signorotto presuntuoso e, altresì permaloso… Disavventura che, non molto tempo addietro, ebbimo l’avventura di veder di viso…
Meditazione dell’OSTE: Questa m’è nuova, ma a giudicar da come tendono i boccali sia le donne che gli uomini sarà per la mi’ cassa una mano santa…
MENESTRELLO DUE: In una contrada lontana, lontana v’era e v’è un signorotto presuntuoso e altresì permaloso che reputa i suoi sudditi poco più delle bestie che fan girar le mole per il grano o per trarre acqua dai pozzi profondi. Ed alcuni dei suoi sudditi, per qualche innocente battuta sulla sua grifagna persona, eran finiti alla gogna per giorni tre, Altri v’eran finiti per essersi tolti dalla via con poca prescia arrecando intralcio all’inceder della sua carrozza.
MENESTRELLO UNO: Giungendo il periodo del raccolto che tutti accorrevano nei campi con le falci per far raccolto del prezioso grano prima che un’improvvisa bufera lo facesse marcire egli, era solito far una scampagnata con la sua carrozza lungo una bella strada che corre accanto ad un placido fiume.
Era seco lui una monna di bellezza rara cui lui stava facendo una corte serrata per potersi con lei sollazzare.
Eran nella carrozza e sorbivano un calice di vino bianco frizzante e fresco quando una ruota entrò in una buca e il vino si rovesciò sul corsetto di velluto pettinato del signorotto che ne risultò irrimediabilmente macchiato.
Ma quello che fece ribollir il sangue all’uomo fu che la monna scoppiò a rider e che non riuscisse più a trattenersi, giudicando inetto lui che non riusciva ad arginar la rabbia…
MENESTRELLO DUE: Compreso che ebbe di aver perso ogni possibilità con ella, all’indomani mandò alcuni suoi servi nel borgo vicino a dov’era accaduta la disgrazia ordinando che lasciassero qualunque altra occupazione per recarsi lungo la via e riparar tutte le buche che v’erano acciocché ciò che era accaduto ‘un si ripetesse giammai.
MENESTRELLO UNO: Il popolino temendo di veder marcir il grano che non era stato raccolto invocò che si lasciasse finir il lavoro primario, ma il signorotto fu irremovibile e solo le donne e i bambinetti poteron continuare la misera raccolta.
MENESTRELLO DUE: Ed egli, con la sua carrozza, mentre i lavori fervevano, passava di lì ogni giorno sorbendo del vino per vedere se ne sarebbe versato anche solo una goccia.
MENESTRELLO UNO: Il terzo giorno, per un urgenza corporale che egli era solito mangiar di troppo, fece fermar la carrozza e raggiunto un magnifico fico, le cui fronde lo nascondevano ai suoi sudditi, si liberò l’intestino… Finito che ebbe fatto il suo, usò alcune foglie larghe e vellutate del fico per nettarsi al meglio e, con aria soddisfatta, mentre i lavoranti lo guardavano di sfuggita, ma con livore, risali in carrozza riprendendo a ber il suo vino.
MENESTRELLO DUE: La cosa si ripeté per due giorni e divenne un’abitudine come se egli godesse nell’irridere in tal modo i lavoranti che ancor speravano fosse sospesa l’incombenza per tornar a lavorar di falce invece che di vanga.
MENESTRELLO UNO: Il giorno appresso, una delle iatture mormorate, o sol pensate, dai sudditi par giungere a… bersaglio, se così si può dir… Con uno strepito di dolore egli saltò fuori da sotto il fico e con le calze arrotolate alle ginocchia prese a correre scompostamente verso la strada ed il vicino fiume…
MENESTRELLO DUE: Vedendolo saltellar con acuti guaiti, come fosse un cane cui fosse stata pestata la coda, s’avvidero che le sue ignude terga fossero di un acceso rosso vermiglio al pari di certi tramonti autunnali. Scansando, irosamente, con le mani due dei suoi valletti scivolò nell’argine ed andò a metter i piedi, le ginocchia e le terga dolenti nella frescura dell’acqua.
E mentre lui sospirava soddisfatto i presenti scoppiarono in risate fragorose che gli resero il volto dello stesso color delle terga.
MENESTRELLO UNO: L’ordine di riattar immediatamente tutta la strada venne sospeso e i sudditi poterono tornar a falciare il grano e a ricoverarlo prima che la pioggia potesse guastarlo.
MENESTRELLO DUE: Il cerusico che fu chiamato a rimediar il guasto sentenziò che si trattasse di un avvelenamento di un liquido urticante che in pochi giorni sarebbe guarito spontaneamente, ma gli consegnò un unguento assai costoso alla calendula.
MENESTRELLO UNO: Noi stavam recitando, all’osteria del borgo e potemmo sentir il cerusico, convinto da alcuni boccali di vino, asserire che senza dubbio alcuno si trattava di succo d’ortica particolarmente fastidioso se…spalmato in certi parti delicate del corpo…
MENESTRELLO DUE: Un contadino disse che nelle vicinanze del fico non vi fossero delle piante d’ortica
MENESTRELLO UNO: Ma un birocciaio bolognese, che era lì per i suoi traffici, osservò che con due pietre piatte si potesse schiacciar le foglie di quella pianta e raccoglierne il succo fastidioso in un’ampolla… E poi portar il succo altrove…
Meditazione della NINA : Se è un’invenzione è piacevole e muove al riso sia le monne che i messeri cui il signorotto è stato presentato in cattiva luce… Ma anche noi conosciam qualcuno che potrebbe assomigliargli… E oltre al riso par smuovere la sete che ho già svuotato un’altra coppia di caraffe… Or ne prendo altre due che vedo agitarsi molti boccali vuoti…
Non v’è che dire l’idea della Compagnia del Gatto e Gatto funziona proprio e andrà ripetuta a breve…
Meditazione dell’Oste : I presenti si son trasformati nei gemelli del Boccalozzo e ‘un v’è niuno che abbia sorbito meno dei fatidici tre boccalozzi tre…
OVE IL BOCCALOZZO
NARRA DI MISTERI DI...VINI...
OVE IL BOCCALOZZO NARRA DI MISTERI DI...VINI...
< Interno dell’osteria La Volpe nel borgo La Santona . >BOCCALOZZO TER: Ascoltate, gente d’osteria, cosa ebbe a capitarmi proprio oggi! Ma prima lasciatemi il tempo di sorber… sugger… Insomma: di bere un poco del mio terzo boccalozzo. Orben… ors.. Insomma: all’alba mi son svegliato tutto intirz.. infreto… Insomma: ch’ero gelato! Per forza, ero al fontanile di Fonte Mala! Senza aver ricordanza di come vi fossi arrivato che, da qui, ci voglion quasi tre ore di cammino. Et isto è il primo mistero...
Avendo, com’è mia lodevole abitudine, seco me la mia fiasca del vino me ne rinfrancai decidendo di bere un po’ prima di mettermi in marcia per tornare in isto borgo.
Avevo il gomito alzato e il beccuccio che mi dirigeva uno schizzo di vino in bocca, quando sentii il ritmico calpestio d’un cavallo ed il cigolar di du’ rote. E mi s’appalesò un colpo di cul… di chiap... di deretan… Insomma: di fortuna.
Era il carro del Nonno birocciaio tirato dal su’ cavallo detto ‘Sacco di pulci’… Già, l’uom è un semert… samarit… Insomma: è uno che si cura delli altri quando li vede in difficoltà. M’offri un passaggio e, poco oltre, m’indicò il robusto mulo che era dietro il carro e lo seguiva essendovi vincolato dalle briglie.
Illo m’indicò le due ceste intree… incrociat… Insomma: di vimini intrecciati ch’erano assicurate alla soma.
In cambio del passaggio, che mi risparmiava una lunga camminata, mi chiese di portarlo all’osteria del Cinghiale, dall’altra parte del borgo. Nelle due ceste v’erano quaranta tronchetti di quercia stagionati a ‘modino’ di quelli che s’usano per cuocer la carne, in special modo la selvaggina di ‘taglia’ forte.
Poiché lui andava a Poggio Fior… Flort… Insomma: a Poggio Forato per prendere sul su’ carro una cinquantina di lingotti ‘brutti’ d’argento appena fatti era di gran fretta.
Se io mi fossi preso cura del mulo, chiamato Crapone, lui, per una scorciatoia, non sarebbe passato di qui e sarebbe giunto al momento giusto alla miniera. Avrebbe risparmiato tempo proced… prosunt… proseguendo dritto.
Mi consegnò il relativo lasciapassare per 40 pezzi di legna di quercia stagionata buoni per il forno dell’osteria…
Il gabelliere, alla porta, controllò du’ volte lo scritto, contò, tre volte, i pezzi nelle ceste sbuffando un po’ che il contare gli dove esser difficile. Poi, con l’espressione corrucciata, mi fece entrare senza sollevar ‘ polvere’ che egli ha fama d’esser tignoso a prescin…a presciut… Insomma: un gran rompi maroni!
Ed isto ebbe ad esser il secondo mistero: un gabelliere che non taglieggia un trasportatore!
Raggiunta l’osteria dissi all’oste che la legna da lui ordinata e pagata fosse, seco me, nelle ceste sopra il mulo. Lui sorrise tutto soddisfatto ch’era evidente l’aspettasse con ansia, forse conoscendomi di fama, m’offrì a mò di ricomb… riconos… Insomma: per ripagarmi della cortesia un boccalozzo di vino… Così, senza voler moneta!
Ed isto fu il terzo mistero che rarissimamente si sa di osti che danno vino senza nulla in cambio… E il vino era di media qualità… Insomma v’era di che trasalasc… trasfir…Insomma: da rimanerne basiti!
Ma, mentre io cominciavo a ber lui rientrò in osteria, alquanto agitato, sventolando il lasciapassare, e, poi, mi invitò ad uscire per contare i pezzi di legna nelle du’ ceste.
Per un belzebù incattivito per essersi seduto a cul…a chiap… a terga ignude su un favo di vespe: v’eran trentanove tronchetti, ben ordinati e disposti nelle ceste…

Già, ne mancava uno! Cosa che non era quando il gabelliere li aveva, sotto i mi’ occhi, contati e ricontati supponendo che ve ne fossero di più e, quindi, su quelli non dichiarati non si fosse pagato dazio! Ma che ve ne fossero di meno…
Due donne sull’altro lato della via, che ciacolavano dei fatti loro dopo esser andate a comprar qualcosa dal verdumaio e che già v’erano quand’io ero giunto, asserirono che nessuno si fosse avvicinato al mulo all’infuori del me e dell’oste!
Indignato per il furto subito, anche se la legna ‘un fosse la mia, vedendo giunger un milite del feudatario mi feci avanti per dichiarar l’accaduto, pur che la speranza di afferrar un mariuolo, che invece di rubar monete s’era arrubato un pezzo di legna lungo due spanne, fosse nulla…
Mentre io parlavo con lo sbirro, che m’ascoltava, con il sopracciglio mancino sollevato a sottolineare che la cosa l’infastidiva molto, l’oste s’intromise spiegando che si trattasse d’una bagattella di poco conto, forse di una monelleria… Lo sbirro dopo aver lanciato uno sguardo da conquistatore alle du’ donne s’allontanò gonfiando il petto con i pollici ficcati tra il cinturone e la trippa.
L’oste che aveva appena accettato di subir una ‘perdita’ m’offrì un altro boccalozzo di vino facendomi intendere che per lui, ch’era il danneggiato, la cosa finiva lì…
E questo è il quarto mistero che ‘un s’è mai sentito dire che un oste, dopo aver subito una perdita, c’offra del vino aggiungendo danno a danno!
Ed io dopo averlo bevuto, per far felice me e lui, estrassi dalla mia misera borsa dei denari l’ultima moneta e m’offrii il mio fatidico terzo boccalozzo.
Mentre lo assaporavo ho sentito un avventore, seduto poco distante, mormorare al suo compare affermando che ‘corresse’ voce che vi fosse, in giro, una ‘botte sottile’…
Non comprendendo, ma incuriosito, tesi l’orecchio scoprendo che si trattasse di un impialliac… impiallaccu… Insomma il ricoprir con una sfoglia di legno scadente. una botticella alta e stretta d’ottimo legno che avrebbe contenuto del distillato pregiato o un vino spagnuolo…
Indi, cara la mi’ gente d’osteria, se la cosa fosse vera c’è qualcuno che gabba i gabellieri non pagando dazio sul distillato da vender ad una moneta d’argento al calice… E, se fosse vero, questo ‘un sarebbe il quinto mistero di…vino della mi’ giornata, ma sarebbe che v’è un malnato, o forse anche due, che gabellano la gabella arrecando danno al Feudatario…
Ma iste son tutte mie suppost… supposiz… Insomma: ipotesi di un povero bevitor di vino che può, al massimo, concedersi tre boccalozzi, qual’io sono! Come dici oste?
Che isti son misteri di…vini? Hm, concordo seco te se mi fai credito per tre boccalozzi di vino…

Gli altri episodi che vedono il Boccalozzo coinvolto li trovate nei pressi
DETTI CURIOSI UDITI DALL'ALDESIRA
DETTI CURIOSI UDITI DALL’ALDESIRA
< Immagine donna AldesiraALDESIRA: E un v’è più rispetto, birocciaio! Anche in isto borgo montano stann cambiando le cortesie e l’educazione. Fors’ ha da esser la presenza dei molti stranieri che salgon quassù per ossequiare il Feudatario, che per l’invero m’appare un po’… greve, ma non ci si può aspettar di più da chi ha vissuto molti anni a far il capitano di ventura… Anche se v’è da sperar che incontrando Arciabati, prelati importanti, conti, baroni e signoroni d’ogni specie migliori nel presentarsi alli altri.
Indubbiamente il borgo di Cisterna Alta sta cambiando e le case di grigio legno vecchio vengon sostituite da case di mattoni con inserti in pietra… Ho sentito che a breve vi si terrà il mercato al lunedì e questo sarà un bene per tutti noi.
Qualcuno ha udito dire che un Giudice dell’Inquisizione verrà ad abitare nella casa accanto alla chiesa romanica nella piazza della Cisterna, portandosi seco chierici e alcune suore…
Già, però, oggi pomeriggio poco distante dalla porta del Sole s’è fermata una carrozza, con i cavalli coperti di schiuma formata dal loro sudore e dalla polvere della via che, evidentemente avevan fatto la ripida salita che vien dalla Santona. S’è fermata perché v’erano le pecore del Tindaro che occupavano la via e il vetturale non ebbe cuore di travolgerle incitando i due cavalli che tiravano la carrozza.
L’uomo dette voce al capraio di far spostar le sue bestie con una certa ira esclamando che aveva in carrozza l’abate di Settimino.
Tindarò alzò le spalle, a dimostrar che a lui non interessava proprio, e con calma, si mise, con versi della voce e l’uso di un giunco a far smuovere le sue pecore. Ma il caprone, per qualche motivo a me ignoto, s’era piantato d’innanzi ai due cavalli e pareva intenzionato, abbassando la testa cornuta, a caricarne uno.
Ripetendosi i richiami vidi scostarsi il telo damascato che impedisce alla polvere, sollevata dalle ruote davanti, d’entrare nella carrozza andando ad offendere il trasportato. Specie quando fosse un uom importante qual’è un abate.
L’uomo che si sporse, con aria serena e paciosa e mi parve tranquillo, serafico e corpulento assai, come capita a chi ben mangi anche in questi tempi grami di carestia. Preso visione della situazione chiese al Tindaro:
< Buon uomo, per entrar nel borgo m’hanno detto di passar per porta Sole… Ci potrò passar? > e, forse per sgranchirsi le gambe, scese sulla via e muovendo un passo vero la non lontana porta.
Intanto il caprone innervosiva uno dei due cavalli che tempestò con uno zoccolo a terra.
Vidi che due gabellieri, il Moro ed il suo allegro compare, il Borago, che sopraggiungevano a passo placido mentre si passavano la fiasca del vino.
< Abate di Settimino Il prelato passandosi le mani sulla pancia abbondante ripeté la domanda e tu ben sai quando il Tindaro sia impertinente, infatti dopo aver rimirato l’uomo di chiesa esclamò:
< Ieri v’ho visto passar un carro di fieno… Voi, con un po’ d’accortezza dovreste pur farcela! >
L’Abate arrossì di stizza, il vetturale soffocò il riso mentre i due gabellieri si battevano le mani sulle cosce per il gran ridere.
Tindaro, intanto, aveva raggiunto il suo caprone, che è veramente grosso, e l’aveva afferrato per le corna, poi con uno sbuffo l’aveva strattonato verso il bordo della strada e mentre le pecore lo seguivano ebbe ad esclamare:
< ‘iso mondo è pieno di cornuti! >
Vidi, e devi credermi, birocciaio l’Abate volger la testa a rimirar il Moro e altrettanto fece il vetturale, mentre il Borago, fatto un mezzo passo indietro, in modo da non esser visto dal coinvolto, alzò la mano mancina serrata a pugno per poi sollevar l’indice e il mignolo ed agitarla allegramente.
Ma il Moro non ebbe tempo d’irritarsi e dar di voce ai presenti perché l’Abate ch’era presso i cavalli emise un forte strepito di sedere e giunse a guardar, indignato, il cavallo più vicino che aveva drizzato le orecchie.
Mentre l’uom facendo l’indifferente faceva alcuni passi verso la porta per entrar nel borgo, il vetturale, con il cappello, si fece aria d’innanzi al viso.
< Sentito, Moro? Arriverà tempesta, a breve, che già abbiam udito tuonar oltre la montagna! > esclamò il Borago accennando ad un passetto di danza mentre si schizzava del vino nella gola.
< Già, si sente l’odor della pioggia… E d’altro … > disse il vetturale
Ma dove finiremo di isto passo se anche un prelato si prende gioco di un poveretto che ci ha più corna ni’ capo che un cesto di lumache? E se il medesimo fa strepiti sconvenienti in pubblico?
Ah, che brutti tempi andiam a vivere!
12 - INCASTRI
12 INCASTRI
NONNO meditazioni strada facendo : Conosco messer Zefirano, gran cervello fino, che a Bologna è una specie di leggenda, e su consiglio del Tardo, m’ero rivolto a lui quando ero giunto con una ventina di lingotti ‘brutti’ da piazzare… Rammentate l’affare di Fonte Mala? Bene, me ne compiaccio seco voi, e ricordate che il Tardo ha pagato il fabbro Vulcano con monete d’argento ‘fior di conio ’, i mitici ‘grossoni’ bolognesi? Bene, me ne compiaccio ancor di più! Or sapete, ma vi prego di non andare a dirlo d’attorno, ove è finito quel carico d’argento scomparso a Fonte Mala. Carro che, combinazione birichina, era proprio il mio, ma di ciò siete già edotti, nevvero?
E non m’è parso astuto far saper ch’io conosco, seppur poco, il messer a donna Colombella….
Ora che stiam entrando da porta Ravegnana in Bologna
< Porta Ravegnana vicina alle due torri tra i gabellieri vedo l’Aristide Scannabecchi. Non è cambiato d’un pelo da
< Scannabecchi Vice Delegato degli sbirri quando è divenuto Vice Delegato degli Sbirri ed isto è un suo grande cruccio che egli vorrebbe, da lunga pezza, divenir Delegato. Ma il suo modo schietto di affrontar le cose e di dir sempre ciò che pensi gl’intralcia il cammino.
Egli ha sperato e spera, ancora, di meritarsi la promozione ‘beccandomi’ con le mani in una ‘gabellata’ che mi condannerebbe a pagar una bella multa o a finir sulla gogna… Ma, fino ad adesso, i suoi astri ‘un si son mai allineati a mi’ danno e lui ne fa una questione d’onore .
Appena mi vede spinge il suo zuccotto, con lo stemma del comune, all’indietro; poi mi fa cenno di fermarmi e salta sul mozzo della ruota anteriore per meglio osservare ciò che trasporto.
Rimane interdetto: sul pianale del carro, tra le paratie di legno, ‘un vi son che due botticelle da sale senza coperchio e sono tristemente vuote.
Grugnisce ed io e il Tardo solleviamo il coperchio della panchetta ove malinconicamente c’è una sacca per il vino raggrinzita da quanto è vuota. L’afferra, la stappa e l’annusa, poi la lascia cadere e mi fa cenno d’entrare osservando, ad alta voce, che io stia rincoglionendo: viaggio senza merce alcuna.
Ribatto che andrò al porto Naviglio, dove giungono le chiatte da Ravenna, che m’hanno dato incarico di acquistare una decina di botticelle di buon sale per conservarvi la carne nella brutta stagione.
Annuisce e fa un gesto, come per dir che controllerà il mio lasciapassare quando uscirò di città. Perché tra lui e me v’è una sfida sotterranea: lui è convinto ch’io lo gabelli e fa di tutto per scoprir come io faccia. Io, quando non lo gabello e son ‘pulito’ come un infante, mi comporto come se avessi nel carico qualcosa che non dovrei avere…
E non vi sto a dir quali espressioni abbia nei miei confronti quando si fa certo che io l’irrida. E la sfida prosegue…
Tardo non smette di fissar ogni fanciulla o monna che incrociamo e vi posso garantir che il suo sguardo ha da aver un ‘peso’, come quello dei carnivori che allertano la preda.
Vedo, e non me ne stupisco, una giovine che ci dà le spalle e sta parlando con una donna, che calza un cappello a cono con una veletta intessuta con delle perle.
< giovane sconosciuta ( ???) Vedo la giovane interrompersi e torcersi sulla vita mettendo in mostra i suoi fianchi tondi. Quando vede l’espressione torpida del Tardo v’è uno scontro di sguardi. Poi ha un mezzo sorriso che diventa pieno quando il mio aiutante le lancia un bacio sospingendolo in aria con un sospiro.
NONNO: “ Bada, che non siam qui per farti sollazzare con la prima che pare disponibile ai tuoi giochi – mugugno e lui con un sorriso malandrino, rivolto alla giovine, ribatte:
TARDO: “ Illa la vidi vicino all’osteria della Rosa in via Val d’Aposa, ma era sottobraccio ad un signore benestante accompagnato da un guardiaspalle , con tanto di manganello di quercia, che grugnì quando io le sorrisi. Evitai la randellata e m’allontanai avvertendola che le ero debitore d’uno strambotto.
Ora ‘un n’è colpa mia se lei attende ch’io glielo reciti, nevvero? E ‘un né colpa mia se lei gradisce anche un semplice innocentissimo bacio lanciato in aria… O, no? –
Essendo che siam all’angolo De’ Fiori e che il vicolo degli Ariosti, ov’ha casa il messere, è ormai vicino tralascio di risponder al Tardo che sarebbe fiato gettato…
TARDO: “ Eccolo là, vicin alla chiesa di San Pietro. Cammina, com’è uso, con le braccia intrecciate dietro la schiena e spinge innanzi la testa che par non accorgersi di quello che gli capita d’intorto… L’Ingegner Zefirano ed è sempre immerso in suoi ragionamenti astrusi, ma che par saper risolvere alla grande..
Io lo conosco perché l’uomo per cui lavoravo in Firenze, prima che venissi esiliato, mi dette una lettera di presentazione per l’ingegnere…
Ferma il carro così tu potrai far la tua ambasciata e consegnar quello che devi consegnare: il lingotto d’argento che è nascosto sotto la terza asse del pianale e la missiva che hai messo dento lo zuccotto che ci hai in testa… Quanto me li pagherebbe questi tuoi segreti lo sbirro ingrugnato? –

Ho Reputato saggio non rispondere ed or, mi ritrovo, con l’ingegnere, nella stanza al primo piano in vicolo degli Ariosti che funge da cucina e studio per il padrone di casa. Una porta dischiusa mostra la camera da letto, mentre un’ altra, chiusa, dovrebbe dare in uno sgabuzzino.
Lo Zefirano ci fa cenno di sederci dopo aver consegnato un acciarino al Tardo e, disposti tre boccali di metallo sulla tavola li riempie di un vino scuro profumatissimo. Il Tardo sta accendendo il fuoco nel camino che è piuttosto grande per la casa come a significare che chi vi abita sia freddoloso.
Intanto l’ometto s’è rigirato tra le mani il lingotto ottenuto dal Gianfilippo, poi l’ha appoggiato sul tavolo ed ha aperto la busta scalzando il blocco di ceralacca che la serrava. I due fogli son coperti di una scrittura fine e lui, dopo aver preso un sorso di vino da uccellino, legge per due volte.
Annuisce e senza proferir parola si mette a camminare avanti e indietro con le mani intrecciate dietro la schiena. Una magnifica gatta di pelo nero scintillante, attratta dagli scricchiolii della legna che arde nel camino, compare venendo dalla camera. Accetta con reale accondiscendenza la carezza dell’ometto e mentre s’inarca posso osservare che nel suo ventre ci son quattro macchie di pelo bianchissimo disposte ai vertici di una losanga. Da una si dipartono altre tre macchie ad arco ricordando un aquilone, ma le parole che mormora l’ingegnere mi portano sulla retta via:
ZEFIRANO: “ Sta mo’ bona Costellazione… Vai dal tuo amico…-
Quelle macchie sono la costellazione dell’Orsa. Un attimo dopo la bestiola dai magnifici occhi verdi si struscia contro le gambe del Tardo. Evidentemente il fluido del mio assistente, ex guida dell’esercito fiorentino esiliato dalla città del fiore, non attrae solo le monne, ma anche le gatte…
Null’altro ho da aggiungere anche perché l’ingegnere si viene a sedere e prende la parola.
ZEFIRANO: “ Non mi sorprende, Tardo, che il capitano Murtp sia divenuto Feudatario di Cisterna Alta che il precedente feudatario era venuto, forse avventatamente, alla corte del Bentivoglio offrendo il suo borgo fortificato per contrastare il probabile giunger dei papalini che la strada della Santona e le sue deviazioni son importanti e chi le controlla ha un vantaggio sugli avversari...
Una settimana più tardi elli veniva ucciso durante una battuta di caccia al cinghiale.
Non son del mestiere e non pratico tale attività, ma mi par inconsueto che un cacciatore a cavallo abbia una gamba lacerata dalle zanne di una cinghialessa inferocita che difendeva i suoi piccoli.
Cosa diversa per un valletto o un cacciatore che avanzi tra i cespugli a piedi…
Da quello che ho saputo il Murtp è… diciamo un po’ ‘limitato’, ma gode di qualche raccomandazione che l’ha fatto scegliere come nuovo feudatario. .. – altro sorso da uccellino: - Donna Colombella mi conferma che borgo Cisterna Alta è malmesso, ma i lavori fervono come se il Murtp avesse trovato molte monete…
Certo, l’aver occupato il borgo di Poggio Forato, quando il Feudatario Ermete è fuggito verso i territori veneziani, gli ha messo in mano una buona fonte di monete, ma non sono passati che pochi giorni ed egli sta assoldando molti mercenari. Quindi v’è qualcuno che lo rifornisce di monete sonanti.
Ora ha occupato i borghi di Querciolano e Boesimio. Nel primo v’era una sparuta pattuglia di fiorentini, ma dubito che il Medici faccia spostare un centinaio d’uomini per andare a riprendersi quelle quattro case sperse nell’appennino.
Son convinto, Tardo, che messer Tuccellai sia edotto della situazione, ma abbisogna che tu scenda a Firenze per consegnargli una mia missiva…
Non voglio incaricar un bolognese della corte del Bentivoglio che temo, anzi ne son certo, ci sia qualche ‘orecchio lungo ’ dei papalini che Bologna rimane sempre nei territori del pontefice…
So di chiederti molto che il tu’ nome è ancora nella lista dei congiurati… Già, e ormai vivi né rimangon proprio pochi, e qualcuno che tenti di cacciarti una lama in corpo si potrebbe trovar , non credi?-
TARDO : “ Dando credito alle malelingue dei miei amici fiorentini dovrei guardarmi più dai mariti offesi che dai sicari della signoria…- osserva il Tardo arruffando il pelo della gola della gatta che giace sulla schiena ronfando sonoramente. Poi solleva le spalle con fare fatalistico: - E, poi, s’ha da morì una volta o l’altra… No, non mi chiedete molto che manco da sotto ir Cupolone da quasi sei mesi…
Se non hanno rovesciato la città, e non lo credo, so ancora come entrarvi a buio fatto quando le porte son serrate e se il Tuccellai, non ha cambiato il suo stile di vivere, cosa che credo impossibile, lo troverò nel suo ufficio…- ha un sorrisetto intrigante:- E tanto che ci sono gli chiederò la mi’ paga per questi sei mesi…
Già lo vedo aggrottar le sopracciglia, far roteare la sua penna d’oca tra il pollice e l’indice, scorrere il registro ov’è annotato il mi’ nome e, sollevati gli occhi a chiamar il Cielo Beato a sorreggerlo contro la mia insolenza, esclamerà:
< Pallino, e tu sei ricercato per congiura ed omicidio et indi destinato alla forca. E se qualcuno ti sbudellasse avrebbe un premio in denari sonanti.
E tu, esule e fuggiasco, pretenderesti d’esser da me pagato? Come non sapessi che a Bologna tu te la spassi gabellando la gabella, commerciando di frodo, facendo inganni e insidiando le consorti d’altri…Purché bellocce, ben s’intende!
Quando il tu’ nome non sarà più in quella lista avrai il tu’ dovuto e c’aggiungerò anche una regalia di tasca mia! >
Sento la mancanza delle sue brontolate… E coglierò l’occasione di incontrar il buon Poli che mi favorirà qualche strambotto da recitare qua e là… E, spero, che il Botti c’abbia qualche ‘cartone’ che gli avanzi che quegli ‘scarabocchi’ con qualche sbaffo di colore valgon parecchie monete.
E mi farò dar un paio di disegni di macchine o di ruote dentate del Leo che quelle son cose che tornan sempre utili avendo un buon artigiano cui farle realizzare…
Preparate la missiva, messere, ed io la porterò a Firenze per poi tornar con la risposta…-
Lo Zefirano scuote la testa rassegnato e, munito di penna d’oca e calamaio, prende a riempir con una grafia netta e precisa il foglio. Io termino il boccale di vino mentre il Tardo continua a giocar con la gatta che si lascia ‘impastare’ con evidente piacere.


L’osteria del Cavallino, che ha camere per gli ospiti e grande stalla, è in via dei Vetturini e veggio il Tardo parlar fitto fitto con un uomo robusto con un grembiule di cuoio: il maniscalco che controlla i cavalli e le carrozze degli ospiti. Lo vedo mugugnare e scuotere la testa, ma poi scompare per tornar tenendo per le briglie una cavalla che sbatte lo zoccolo anteriore sull’acciottolato estraendone, con il ferro, delle scintille.
L’occhio mi par grifagno, sgroppa e sbuffa come fosse indispettita. Scarta di fianco mentre il Tardo si issa sulla sella, ma pare tranquillizzarsi quando lui le scompiglia la criniera con la mano mormorando alcune parole che ritengo sia il caso di non riportare. Indi pare che anche le cavalle abbiano un debole per lui…
TARDO: “ Bene, Nonno, ci rivediam alla casa dello Zefirano tra tre giorni al vespro sempre che un mariuolo non mi riconosca a Firenze e mi faccia assaggiar la lama della sua daga…- e fatta schioccar la lingua lascia che la cavalla al piccolo trotto si diriga verso porta Saragozza dove comincia la via verso sud.

Con la speranza d’aver ancora d’innanzi la sua espressione torpida mi dirigo verso il Porto Naviglio dove arrivano le chiatte cariche di prodotti che giungono dal mare. Tra le altre merci vi giunge il sale tratto dalle saline di Ravenna e zone limitrofe.
< Porto Navile in Bologna Ed io ne devo portare alla Franciaccia che ne preparerà tre: due al sapore di cinghiale ed una al sapore di lepre per monna Colombella.
Ammetterete, seco me, che la vita del birocciaio che havvi sei nipoti da coccolare, sia grama e faticosa, nevvero?
INFORMAZIONI SULL’EPISODIO A CURA DEL DOTTO HERMETE
Rammentiamo che nell’A.D. 1464 Giovanni II di Bentivoglio prese in sposa Ginevra con una cerimonia fastosa per dimostrar al mondo la sua potenza. A far splendido lo sposalizio concorse lo Zefirano che aveva allestito dei magnifici ‘archi’ di trionfo lungo il percorso che la sposa avrebbe compiuto per andar ad incontrar il promesso sposo.
Per pranzo degli sponsali si disse, e si dice tutt’ora, che lo Zefirano, guadagnandosi il titolo di ‘Cuoco di Corte’, avesse istruito i cuochi all’approntamento della pasta che s’ispirava ai biondi capelli di Monna Ginevra e che ha preso il nome di ‘tagliatelle’.
Alimento apprezzato in molte corti d’Italia e d’Europa.
Scorrendo i documenti uffiziali della Signoria s’incrocia il suo nome per lavori di consolidamento delle mura cittadina, cosa che gli era congeniale essedo un ingegnere di vaglia.
Avendo curato lo sfarzo delle feste che il Bentivoglio soleva dare, invitando i potenti dell’epoca, ed avendo il messere allietato gli invitati, con giochi pirotecnici e meccanici, egli venne indicato anche come ‘ Giullare di Corte’.
Purtuttavia ‘leggendo’ con un po’ di curiosità tra le righe si pole ipotizzare che il messer Zefirano, sfruttando le notevoli doti del suo ‘cervello fino’ si sia speso per il benessere della Signoria in perenne precario equilibrio tra le mire del papato e quelle dei signori lombardi. Che in isto periodo l’alleato del mattino diviene il nemico mortale della sera.
Questo, almeno è quanto ho riscontrato sui ‘libroni’ che amo consultare.
ANNOTAZIONI DEGLI AUTORI
Dopo esserci consultati lungamente con messer Hermete supponiamo che:
< Immagine del Poliziano ‘Poli’ sia da intendere come Angelo Ambrogini detto Poliziano: Sommo erudito Cancelliere Privato del Magnifico e precettore, dal 1475, dei figli del Lorenzo, Piero e Giovanni.
Compositore di elegie, liriche e strambotti di linguaggio raffinato.
< Immagine del Botticelli ‘Botti’ s’abbia da intendere come Sandro Filipepi detto Botticelli : Pittore iscritto alla Compagnia di San Luca in Firenze, con bottega.
Dipintore di pale d'altare, tele su ordinazione, 'cartoni' per tarsie e schizzi preparatori.
Stimato oltre misura da Messer Lorenzo De' Medici
< Immagine Leonardo Per ‘Leo’ s’abbia da intendere quel tal Leonardo che, ove metteva mente e mano, arrecava ‘lievi’ miglioramenti a tutto ciò che trovava presente…
Come e perché il Tardo sia in confidenza con tali personaggi di ‘peso’ assoluto è tutt’ora un mistero...
V° - OVE SI PARLA DEL BOCCALOZZO,
MA LUI NON V'E'...
VI° OVE SI PARLA DEL BOCCALOZZO MA LUI NON V’E’
< Casa nel bosco FRANCIACCIA: Hai udito, Andromeda, l’ultima del Boccalozzo? No?... Senti che gl’ebbe a capitare… Accompagnando il birocciaio Nonno a Bologna, ch’era andato a ritirar una botte di vino per il Feudatario e per prender una ventina di botticelle di sale, per conservar la carne, giunsero al porto Navile.
E lì, forse per la pioggia, forse per il vento, o forse per un cattivo fluido fu colto da una gran febbre ed egli si rifugiò, tremando, nell’osteria del Biscione.

Tra gli avventori v’erano tre cerusici che dopo avergli appoggiato le mani sulla fronte, avergli guardato gli occhi e la lingua discussero di quale fosse il rimedio più rapido e sicuro per sconfigger il malanno, che la febbre gli dava gran arsura.
Da quanto m’ha detto il birocciaio Nonno, che era seco lui, uno propose di applicargli sei sanguisughe sulla schiena che avrebbero ‘bevuto’ i suoi mali fluidi assieme ad un po’ di sangue guasto.
Il secondo, dopo aver sconsigliato le sanguisughe che avrebbero indebolito il paziente, propose di applicargli sul petto dei cataplasmi di semi di lino caldissimi che l’avrebbero aiutato ad espellere il fluido cattivo ed avrebbero abbassato la febbre violenta.
Il terzo, dissentendo dai colleghi, consigliò di avvoltolarlo tutto nella paglia d’una stalla e di lasciarvelo per almeno tre giorni e tre notti affinché sudasse assai e scacciasse, così, i cattivi fluidi che gl’erano entranti in corpo.
Il Boccalozzo, tremando per la febbre, quando vide il primo aprire un cofanetto ov’erano molte sanguisughe mentre gli altri due cercavano di convincerlo, con espressioni schifate, alle altre due soluzioni proposte s’è ravvoltolato nella sua mantella e s’è fatto consegnare dall’oste del Biscione tre boccalozzi di vin caldo speziato.
E nonostante, dice il Nonno, vi fosse da bruciarsi la lingua, che il vino continuava a borbottare anche dentro i boccalozzi, li bevve rapidamente. Soffiando come fanno i gatti adirati, tra un sorso e l'altro, ma infine parve star un po’ meglio.
Per sua fortuna il carro era coperto da un grosso telo incerato e lui si rintanò tra le botti del sale in compagnia di una grossa sacca di vino rosso scuro e ‘pesante’.
Quando, quasi al tramonto, il Nonno giunse alla Santona e si fermò al mi’ magazzino per scaricar le botti di sale, vedemmo emergere dal retro del carro il Boccalozzo, un pò stropicciato, con gli occhi pesti di sonno e l’andatura incerta.
Sbadigliò e guardandosi d’intorno fu stupito d’esser al borgo come non si fosse reso conto del viaggio di oltre dieci ore che pareva aver passato dormendo. Scosse il testone e rispondendo alla domanda del birocciaio rispose:
“Altro che sanguisughe, o impiastri caldi e nemmen la paglia pisciosa d’una stalla! I tre boccalozzi di vin caldo mi furon una mano santa!...
Si, ho ciucciato anche un po’ di vin dalla sacca, per tener la bocca pulita, mica per altro!... Nel tepore della mantella, sotto il telo, e il dondolio del carro ho dormicchiato per qualche tempo…
Già, ed or la febbre un v’è più… Indi ho scacciato il fluido maligno che m’è entrato in corpo quando, prima d’entrare in Bologna che c’eravam fermati per ‘spander’ acqua, ho bevuto una sorsata d’acqua da una sorgente che il Nonno diceva fosse ottima…
Ma a me a fatto malissimo… Tant’è che poco dopo avessi una febbre violenta…
Ma ciò che stato è stato, ed or ho una fame che mangerei una pantegana cruda e, soprattutto, avendo una gran sete, mi farò un boccalozzo di vino all’osteria della Volpe… Magari due... O meglio tre!-
E sbandando un po’, come fosse lo strascico delli mali fluidi, s’è avviato verso l’osteria facendo saltellar sulla mano le monete che aveva ricevuto dal Nonno per il suo ‘lavoro’ d’accompagnatore.
ANDROMEDA: Ed avrà raccomandato ai suoi compari di bevute, Birrotto e Distillo, di scansar l’acqua, anche quella pura di fonte, che può arrecar danno a chi, come loro, ‘un è uso berne.
E giunto al suo terzo e fatidico boccalozzo gli si sarà ingarbugliata la lingua, ma non la voglia di scherzar su ciò che gli pole accader anche quando ‘un si trovi in una notte buia e tempestosa…
Gli Autori A.B.C. null'altro hann da aggiungere che non s'è certo 'in una notte buia e tempestosa'...
11 - TRASPORTI
11 - TRASPORTI
< Bosco fitto in località sconosciuta MORO: Che t’avevo detto io? Da quando ci siamo trasferiti alla Santona la Roberta è tornata ad esser la ‘mia’ con mia grande soddisfazione, evidentemente la temperatura di Cisterna Alta l’indisponeva… Gentile, premurosa, mi fa trovar sempre il mangiar pronto e caldo…
BORAGO: Bene. Meglio così che aver accanto una donna scontrosa ‘un deve esser piacevole…
MORO: Vedi, ordunque, che le chiacchiere che mi volevano ‘cervo’ eran infondate?
BORAGO: Me ne compiaccio seco te… Per curiosità qual è il piatto che Berta ti fa trovar quasi sempre pronto?
MORO: Pasta in bianco su cui rovescia della panna fresca, la rimescola nella padella calda e la condisce con molto formaggio grattugiato… Di solito usa il parmigiano… E’ divenuta proprio brava in questo. Per secondo salame affettato e ova sode fredde o, al massimo, tiepide… Il vino non manca e poi… v’è lei!
BORAGO: Dovrò venir a mangiare a casa tua, uno di questi giorni, ch’io mangio da solo in osteria e, alla lunga m’appar un po’ triste…
PENSIERO DEL BORAGO: Hm…Però ho sentito dir che codesto sia il cibo dei cornuti che la donna, che ha avuto altri ‘impegni’, sia capace d’approntar mentre il corn.. mentre il consorte sale le scale e qualcuno si cala dalla finestra…
Da quando, poi, il muratore Franchino ha messo un gancio sotto la finestra della tu’ camera matrimoniale un v’è nemmeno il pericolo di fiaccarsi un osso saltando in strada. Basta una corda e un po’ di destrezza... E un ‘benpensante benefattore’ provvede a tener spenta la lampada, sulla via, che farebbe individuare lo spasimante… appagato! Ma mica te lo posso dir…MORO: Da quando abbiam conquistato i due borghi di Querciolano e Boesimio il Feudatario pare esser assorto in altri problemi e non ci assilla più con la mancanza di belle prede nei boschi.
Tanto che noi ce la prendiamo calma e, sul mezzodì, o andiam in osteria, o ci facciamo un coniglio selvatico allo spiedo o un paio di fagiani che in questo periodo dell’anno son grassottelli e saporiti…
Godiamoci la stagione finché dura che le prime piogge son già arrivate e presto quassù farà un freddo birichino… Vuoi un po’ di vino Borago?
BORAGO: E perché no, che da stamane presto che giriamo per ‘sto bosco fetente.. E per fortuna che evitiam la zona di Fonte Mala così non c’imbattiamo all’improvviso in quelle nelle strane sculture e non vediamo, tra gli alberi delle figure nere accompagnate da focherelli maligni…
MORO: Quando le foglie delle querce, dei castagni e dei faggi saranno cadute noi faremo un giro da quelle parti e vedrai che senza i nascondigli del fogliame le ‘figure nere’ ‘un si vedranno!
Ed io, che son una guida sublime, voglio vedere che ‘segni’ lascino queste creature ‘ magiche’ sul terreno…
BORAGO: Non so se ti accompagnerò che a me non me ne cale proprio nulla d’indagare su tali misteri… Perché di avvoltoi che banchettano sulle ossa di un cristiano ne faccio volentieri a meno… Però non mi tirerei indietro se potessi fermare quella raccoglitrice di frutti di bosco dai capelli rossi che m’è rimasta l’idea che ella abbia delle belle puppe a pera...‘sto vino non è certo paragonabile con quello che abbiamo preso, qualche giorno addietro, a quel commerciante di pollame appena fuori dalla Santona… Anzi…
C’hai presente quell’uomo corpulento con la berretta di lana follata che bazzica sempre per osterie? Si, quello che vien chiamato Boccalozzo perché gli piace molto ber del vino…
All’osteria della Volpe, avendo davanti a se tre boccalozzi, di cui due vuoti, rispondendo alla domanda dell’oste, che è un bel birichino, sorseggiando il suo terzo è tornato a raccontar quello che gl’era successo la settimana passata in quella notte di pioggia fitta…
Lui stava rientrando a casa mentre rintoccava il mattutino quando un tipo, ignudo, gli è caduto da un balcone proprio d’innanzi… Quello usciva dalla finestra e il consorte entrava dalla porta…
Eh, lo so son cose, spiacevoli, ma che posson capitare… Poi il tipo, rivestitosi, se l’è data a gambe, canticchiando un ritornello che dava del cornuto all’ignaro consorte… Bè, vuoi saper chi è costui? Proprio quel pollaiolo che abbiam beccato con quasi trenta polli in più di quelli segnati nel lasciapassare…
MORO: Rammento, rammento e cercò di corromperci con quella sacca piena di vino, che noi, dopo avergli fatto la multa, gli confiscammo… Or che mi dici del resto me ne dispiace un po’…
BORAGO: Io la su donna l’ho vista ci ha proprio du’ belle pere!
< sala principale castello di MURTP MURTP: Contabile Bricollo dovrò farti passare un giorno ed una notte alla gogna per metterti in testa di non venirmi a rompere i maroni quando son assiso per il mio pasto frugale? Che diavolaccio vuoi? Bada che son nervoso e inc.. assai, che da quando ho conquistato i due nuovi borghi ho un’infinità di cose da fare… Che, tra le altre cose, debbo seguire le riparazioni della casa di mattoni ‘rosa’ non lontana dal isto castello… Già, quella con le finestre gotiche. Anzi, bada di pagar celermente il Franchino che, appena pronta, verrà occupata da una Nobildonna, l’Helena De’ Prati da Macerata, e da due sue ‘nipoti’…
No, non deve fermare i lavori per l’Argentieri deve far andare veloci entrambi… Cosa v’è da capire Brigliotto?
CONTABILE: Ecco per l’appunto, io son qui, ora, a disturbarvi per la questione dazi da applicare a Monna Colombella Degli Argentieri… Per i miei calcoli penserei che dieci grossoni d’argento bolognese a carico sarebbero cosa giusta…
LUPO: Tu pensa a tener in colonna i tuoi numeri… Capo: il carro del birocciaio, che s’è venuto a proporsi, porta 100 libbre pesanti di argentite. L’ho fatto caricare due volte pesando le scaglie di roccia, quando abbiam provato a metterci 120 libbre l’assale ha scricchiolato...
MURTP: Quanti carichi faranno alla settimana? … Ah, due, fino a quando, almeno, non sapranno come funzionano i loro forni nuovi… Io avrei chiesto venti grossoni a carico… Ma il Giudice dell’Inquisizione, che evidentemente ci ha degli interessi sulla Colombella, mi ha supplicato di trattarla bene…
E, poi la donna ha acquistato due catapecchie ed or c’è una casa in mattoni su cui pagherà tasse… Hm.. Lupo tu sei sicuro che non caricheranno più di 100 libbre pesanti?
LUPO: Assolutamente si. Sul carro son state messe delle paratie, fatte con dei tronchi, e dentro quello spazio ci stan solo 100 libbre. Non dobbiam nemmen pesar la roccia: quando le scaglie raggiungono il bordo possono muoversi e venire qui alla fonderia… Ho dato ordine allo Jago di far accompagnare il trasporto da un balestriere dei nostri, tanto per scoraggiare qualche furbetto ed evitare un episodio tipo Fonte Mala
MURTP: Contabile Brugnola scrivi sul lasciapassare da dar al birocciaio che dovrà versar alla gabella, cioè a me…, 10 grossoni a carico… Ma, si, piattola, scrivi che il lasciapassare è valido per ogni trasporto di rocce da Poggio Forato a isto borgo.. Così non ti rovinerai la mano a scriverne quattro alla settimana … Si, si…Te lo firmo in bianco così ti togli dai maroni, che la carne di fagiano… di isto fagiano, più si fredda e più sa di pantegana!
CONTABILE: Vi ringrazio feudatario … Or men vò augurandovi buon appetito… Però io continuerei a chiamarmi Bragalia…
MURTP: Già te lo dissi: chiamati come ti pare, ma or, a passi decisi, togliti dai miei maroni… Ma debbo far tutto io in isto feudo?
LUPO: Capo, hai idea di come sono le ‘nipotine’ della De Prati?
MURTP: Sicuramente bellocce con carne bianca e soda. Intriganti un bel po’ e abilissime a far la ‘rana’ nel talamo giusto… E, ma tu lo sai benissimo, in questo castello c’è solo un talamo per quelle due: il mio! Tu scegli tra le contadinelle che portano i formaggi o le donne che verranno ad abitare in isto borgo che penso di toglier, per sei mesi, tasse, dazi e gabelle a chi verrà ad abitare entro le mura riparando le case in legno o, meglio, costruendone in muratura.
Voglio che questo borgo diventi importante e che il mio stendardo vi sventoli sopra!
E che belle monete ruzzolino nelle mie casse che il pontefice, usuraio patentato, verrà presto a riscuotere l’affitto dei territori ch’io ho conquistato e mantengo con il sudore della fronte… Hm… E con il sudore dei maroni, se per quello!
< casa della Colombella > COLOMBELLA: Quindi, birocciaio, mi consigliate di mandar la Lupina, quando arrivate, a portare una fiasca di vino al balestriere e di lasciarle fare un po’ la ‘civetta’?
< immagine della citata Lupina Già, lei ci si diverte, quando, ad arte, le si apre il camiciotto all’improvviso e quello un po’ stordito dal vino che deve aver dentro qualche tipo d’uva buona, ma strana, non s’accorgerà che un tronco delle paratie verrà tolto dal suo posto e sostituto con un suo ‘ gemello ‘…
Hm, non v’è che dire le voci che avevo udito su di voi trovan or riscontro ed io mai pagai con tanta soddisfazione un carico… Mio marito, il Gianfilippo, ha già testato uno dei lingotti ‘brutti’ e m’ha detto che son fatti male, brutti a vedersi, ma il tenore d’argento è ottimo… -
NONNO: Come suol dire il Tardo: quando una monna è soddisfatta anche l’uom ha da esserlo –
COLOMBELLA: V’è una vena di malizia in questo detto ? Già, lo supponevo… Non glielo andate a dire al vostro aiutante, ma la Lupina, quando l’ha visto s’è allentata il cordoncino del corpetto ed ha sospirato forte… Anche la Remigia, la mi’ cuoca, l’ha rimirato a lungo e si che gli potrebbe esser quasi nonna… E tanto che parliam della cuoca dove posso andar a prender della selvaggina buona? O della carne di giovenca… Insomma carne che per mia fortuna le zuppe di portulaca, o erba dei frati, le lascio volentieri ad altri…
NONNO: Perché siete voi, ma potrei aver la possibilità di farvi provare una botticella di sale grosso che riscuote molto interesse per chi pole pagarlo…
COLOMBELLA: Forse non ci siam capiti, birocciaio: io vi stavo chiedendo della carne, non il sistema per conservarla…
NONNO: Fidatevi, voi acquistereste una botticella da 12 libbre di sale e all’interno vi trovereste 3 libbre pesanti di carne già ‘confezionata’ per esser conservata in cantina o per esser portata in cucina… E vi costerebbe come 12 libbre di sale grosso.. Il trasporto e il dazio sono a mio carico, ovviamente..
COLOMBELLA: E se i gabellieri vi scoprissero?
NONNO: Ci pagherei la multa. Ma sin ora e ‘un né mai successo… Certo mi costa un po’ di vino e, talvolta, quando il trasporto lo fa il Tardo si porta dietro una qualche sua piacente ragazza…
Anche i gabellieri han gli occhi…
COLOMBELLA: Credo che un paio di botticelle di sale al sapore di maiale e al sapore di lepre potrebbero andar bene… tanto per provar la vostra mercanzia
NONNO: Se fosse sale al sapore di cinghiale?... Immaginavo che andasse bene…
< sala principale del Castello di Murtp MURTP: Giusto voi, succhiatore d'incenso, sentivo la vostra mancanza! Ho qui i dieci bolzoni da balestra, mi son costati un po’, che l’artigiano non vive nei miei territori, ma valgono ogni singola moneta di rame che ha voluto... Non ve li sottopongo nemmeno che voi ‘ un ci capite nulla, ma vedrete che saranno apprezzati a modo dai capitani dell’Alfonso.
<Immagine del bolzone da balestra > Come avete visto, Cornacchione, i vostri ‘desideri’ son stati esauditi ed il mio feudo ha assorbito gli abitati di Querciolano e di Boesimio… E siccome l’appetito vien mangiando ho dato incarico ad un mio luogotenente d’osservare il borgo Acquaviva Croceantica e il borgo Guardalfiera.
Entrambi sono muniti di un paio di torrioni e sovrastano un ampio territorio… Ovviamente mi servirà qualche altro mercenario e m’immagino, che abbiate la possibilità di fornirmi una cassa gemella all’ultima che mi deste…
POLLICINI: M’è stato detto di dirvi, da uno che s’intende di pugne, che sia il momento di meditare.. Lasciamo che la notizia di Querciolano e Boesimio scenda a valle nell’Emilia e nel fiorentino. Se, come si crede, non vi saranno movimenti d’uomini potrete ‘proteggere’ anche gli altri due borghi.
M’hanno detto di consigliarvi di pattugliare la zona per scorger sul nascere le intenzioni dei possibili nemici e badate di farlo ben comprendere ai vostri uomini che i primi a venir sgozzati o addagati sarebbero proprio loro se vi faceste cogliere impreparati…
MURTP: Questo sta a significare che ora potrò dedicarmi alla caccia invece che a grattarmi in testa per esaudire i vostri desideri? Ho proprio voglia di andar per boschi a cercare un grosso cinghiale degno della mia lancia e della mia bravitù…
POLLICINI: Non son cose di cui comprenda la difficoltà, ma vi rammento che il feudatario che voi rimpiazzate fu sventrato dalle zanne di un cinghiale proprio in uno di questi boschi…
MURTP: Lasciate queste cose da omini a me, Cornacchione, voi succhiate l’incenso e curate i vostri intrallazzi… Non so se ne siete edotto, ma a breve verrà a insediarsi in isto borgo la nobildonna Helena… Almeno avrò con chi passare qualche serata ora che le giornate s’accorciano e la nebbia sale dalla valle e affoga questo borgo che, nonostante i miei sforzi, pare ancora una terra di spettri…
Qui v’è solo un’osteria: la mia! Ma m’è toccato abbassare i prezzi che vien frequentata dai muratori che riparano il castello, dai miei uomini e da qualcuno dei nuovi abitanti… Ho fatto sparger la voce che a chi vien nel borgo avrà le tasse condonate per sei mesi, ma forse sarà per un anno…
POLLICINI: Vi sarebbe una casa in mattoni, anche da riattare, per me? Verrei a stabilirmi qui che i miei interessi, attualmente, e per il prossimo futuro stanno sotto lo stendardo della Lampreda...
MURTP: Verreste per suonar le campane al sorgere del sole tanto per frantumarmi i maroni? Hm… Portereste una decina di chierici a mugolar oratorie e qualche suorina a far le marmellate che san d’incenso? Hm… Se promettete di non far rintoccar il mattutino in piena notte vi faccio rimetter a posto la casa di pietre e mattoni che v’è accanto alla piccola chiesa oltre la cisterna… A vostre spese ben s’intende Cornacchione... Ma cosa avete, seco voi, costì in quella cesta di vimini?
POLLICINI: Prima d’entrare nel vostro feudo mi son fermato a ‘spander acqua’ ed ho incrociato un orbo, con la faccia sfigurata dal fuoco, che se ne andava con un mulo. Alla mia domanda di cosa trasportasse nelle ceste m’ha risposto che aveva una trentina di grassi fagiani uccisi da un abile balestriere… Pensando di farvi cosa gradita li ho acquistati. Anche perché vorrei togliermi di bocca il sapore dell’ umido che si mastica nell’armata e solo i cuochi, forse, sanno a quali animali apparteneva la carnaccia che naviga in un mare di sugna rappresa.
MURTP: Belle bestie! Dovrei assoldare quel balestriere; il mi’ cuoco trova fagiani che debbon esser morti di vecchiaia o di carestia: carne stopposa come fosse di pantegana…
Avreste anche una fiaschetta di quell’idromele che mi faceste assaggiar l’altra volta? POLLICINI: Siete lieto, feudatario, passando all’Ospitale di Vetta mi son fatto consegnar due botticelle dall’alchimista che ne stava assaggiando un calice, della nuova produzione, dopo averlo guardato contro luce,
lo ha riassaggiato per poi annuire… E se va bene a Frà Dondolo ha da esser un nettare per gli dei…MURTP: Fatemelo sentire mentre due dei vostri fagiani vengon dati al cuoco per esser spiumati e passati allo spiedo…
< casa della Colombella COLOMBELLA: Quando vi dissi che vi avrei ‘provato’, birocciaio, non avevo pensato di farlo subito e in così tante occasioni… Ho appreso che vi capiti spesso di andar sino a Bologna… Scommetto che, per qualche grossone d’argento, mi consegnereste una sacca ad un messere che lavora per la Signoria del Bentivoglio.
Abita in via degli Ariosti accanto a piazza Maggiore. Elli si chiama Zefirano ed è l’Ingegnere alle Mura ed è tenuto in gran conto, ovviamente.
Nella sacca v’è il primo dei lingotti d’argento ricavato dal mio forno con i mantici. Ed una lettera di spiegazioni ch’io invio a quel messere. Ovviamente non se ne deve saper nulla…
Se, il Cielo non voglia, doveste esser fermato e perquisito quella missiva ‘un deve esser né vista, né aperta da chicchessia. Quindi dovrete provvedere a distruggerla…
Pensate di poter far questo per me?
L’ingegnere provvederà a ricompensarvi ulteriormente, alla consegna, che non ha il ‘braccino’ corto…
NONNO: Ho portato di tutto sul mio carro, ma segreti ‘pelosi’ mai! Sarà una novità…
Se prevedessi d’esser alle strette quella vostra lettera finirà in una sacca piena d’aceto forte e, in un amen, ‘un sarà più leggibile a chicchessia
COLOMBELLA: Avevo pur detto che m’apparivate ‘birichino’? Ed ho il sospetto che il vostro aiutante sia fatto della vostra stessa ‘materia’…